Wednesday, February 18, 2026

Nuovo rito Cartabia davanti al Giudice di Pace Ecco i dettagli principali del rito Cartabia per il Giudice di Pace: Decorrenza: Dal 28 febbraio 2023, la riforma si applica alle nuove cause.Lgs. 164/2024, pur se applicabile ai procedimenti introdotti successivamente al 28 febbraio 2023, come quello in esame, non può essere applicato retroattivamente (esso è entrato in vigore il 26.11.2024) per cui gli atti già depositati alla data di entrata in vigore della riforma (che ha modificato l'art.

A partire dal 28 febbraio prossimo anche il processo davanti al giudice di pace subirà una radicale e profonda trasformazione. Il processo davanti al giudice di pace conoscerà due tipologie di novità. La prima riguarda la competenza per valore, che passerà da euro 5.000 ad euro 10.000 per quanto concerne le cause relative a beni mobili, e da venti mila a venticinque mila euro per le cause relative a danni da circolazione stradale. La seconda novità riguarda il rito. Fino ad oggi il rito davanti al giudice di pace era disciplinato negli articoli dal 311 al 322 del codice di procedura civile; siamo nel titolo II (rubricato “del procedimento davanti al Giudice di pace”) del libro II (rubricato “procedimento di cognizione”) del codice di rito. I capi di cui è composto il titolo sono tre. Il I riguarda le disposizioni comuni, il II, da tempo abrogato, si riferisce al processo davanti al pretore e il terzo si occupa delle disposizioni relative al processo davanti al giudice di pace. Vediamo quali sono le novità. Per quanto concerne il primo capo, articoli da 311 a 313, non ci sono novità. L’art. 311 si occupa del rinvio alle norme afferenti il giudizio davanti al Tribunale in composizione monocratica per quanto non espressamente disciplinato nel capo; l’art. 312 è abrogato da tempo e riguardava i poteri officiosi del Giudice di pace e l’art. 313 si riferisce all’eventualità della proposizione della querela di falso e contiene la disposizione del rinvio al Tribunale con sospensione del giudizio fino alla definizione della questione, salvo proseguire con le domande non interessate dalla vicenda dell’atto pubblico impugnato. Il capo II, articoli 314 e 315, come detto, è stato abrogato da tempo. Il III capo, invece, è stato quasi integralmente riformato. Gli articoli vanno dal 316 al 322. Come noto il rito davanti al Giudice di pace sarà governato dal nuovo rito semplificato di cognizione, e all’interprete il compito di coordinare le norme specifiche contenute nel III capo con quelle del rito semplificato (articoli da 281 decies a 281 terdecies). Il presente lavoro è diviso per fasi, partendo da quella introduttiva, passando per quella di trattazione e concludendo con quella decisionale. All’interno dell’opera si metteranno in risalto, in modo particolare, i nodi interpretativi e di coordinamento che il testo legislativo non riesce a chiarire. Per approfondimenti consigliamo il volume: Formulario commentato del processo civile innanzi al Giudice di pace

Di Pietro e il Referendum

Sergio Mattarella al CSM

Csm, la mossa senza precedenti di Mattarella: presiede a sorpresa la seduta e condanna le parole di Nordio. “Le altre istituzioni rispettino il Consiglio” "Per la prima volta in 11 anni", il capo dello Stato presenzia ai lavori ordinari: una scelta, spiega, per "sottolineare il valore del ruolo di rilievo costituzionale" dell'organo dopo l'uscita del ministro sui "metodi para-mafiosi" Csm, la mossa senza precedenti di Mattarella: presiede a sorpresa la seduta e condanna le parole di Nordio. “Le altre istituzioni rispettino il Consiglio” Icona dei commenti COMMENTI Referendum Giustizia Sergio Mattarella Il Fatto Quotidiano “Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda, non si è mai verificata in 11 anni“. Eppure, “mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare ancora una volta il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm, soprattutto la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione”. Per la prima volta nei suoi due mandati al Quirinale, Sergio Mattarella sceglie a sorpresa di presiedere la seduta ordinaria del mercoledì del Consiglio superiore della magistratura. E lo fa per rivendicare il prestigio dell’istituzione, condannando con fermezza – ma senza mai nominarlo – le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha definito “para-mafiosi” i metodi usati dall’organo di autogoverno per le sue decisioni, delegittimando di fatto lo stesso presidente della Repubblica, che del Csm è presidente di diritto in base alla Costituzione. La mossa del Colle è inattesa e colma di significato: di solito il capo dello Stato esercita il suo ruolo soltanto in occasioni solenni, come l’insediamento del Consiglio, le visite del ministro della Giustizia o le nomine dei vertici della Corte di Cassazione. E all’ordine del giorno di oggi, in teoria, non c’era nessuna pratica così importante da giustificare la sua presenza. Ma il senso della scelta è diventato evidente nel breve discorso (meno di un minuto e mezzo) tenuto in apertura di seduta, una reprimenda senza precedenti al Guardasigilli e alla sua uscita sguaiata di sabato scorso: “In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica, più che nella funzione di presidente di questo Consiglio, come presidente della Repubblica, avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza, nell’interesse della Repubblica”, afferma Mattarella. Il Csm, sottolinea il presidente della Repubblica, “non è esente del suo funzionamento da difetti, lacune, errori, nei cui confronti non sono ovviamente precluse critiche, come del resto si registrano difetti, lacune errori e sono possibili critiche riguardo alle attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario”. Un invito fermo, insomma, ad abbassare i torni e a non far diventare il Csm terreno di regolamento di conti: il riferimento qui sembra alle iniziative dei consiglieri “laici” di centrodestra contro il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, dopo le sue dichiarazioni secondo cui “indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere” voteranno Sì al referendum del 22 e 23 marzo. POLITICA - Referendum, Nordio commissariato: all’interrogazione del Pd sui soldi al comitato del No risponderà Ciriani POLITICA - Referendum, Nordio ammette: “Stiamo già lavorando ai decreti attuativi”. M5s: “Inaccettabile, dica cosa ha in mente” La comunicazione della presenza del capo dello Stato è arrivata dal Quirinale solo nella tarda serata di ieri, costringendo l’ufficio cerimoniale del Csm a una corsa contro il tempo per organizzare il protocollo. Mattarella è arrivato a palazzo Bachelet alle 9:50, dieci minuti prima dell’orario previsto di inizio della seduta, accolto all’ingresso principale dal vicepresidente Fabio Pinelli, dal primo presidente della Cassazione Pasquale d’Ascola e dal procuratore generale Pietro Gaeta (entrambi membri di diritto dell’organo). Formalmente la presidenza del capo dello Stato è legata alla trattazione di uno o più punti dell’ordine del giorno, che vengono esaminati prioritariamente: in questo caso è stata scelta una pratica senza nessun valore particolare, relativa a una richiesta di supporto al Csm da parte della Scuola superiore della magistratura (l’ente che cura la formazione e l’aggiornamento professionale di giudici e pm) per un progetto di formazione giudiziaria finanziato dall’Ue. Dopo la relazione del consigliere Edoardo Cilenti e l’approvazione all’unanimità, il presidente della Repubblica ha sospeso la seduta e ha lasciato la sede del Consiglio.

Tuesday, February 17, 2026

Il Ministro NORDIO a Piacenza per il SI al REFERENDUM per la separazione delle funzioni dei Giudici

“Il potere disciplinare nei confronti dei magistrati? L’ho esercitato pochissimo”, dice il guardasigilli Carlo Nordio, intervistato da Tiziana Panella nella trasmissione di La7 Tagadà. Diverse le ragioni della scelta del Ministro: “proprio perché ho un grande rispetto dell’autonomia e dell’autoregolamentazione della magistratura, penso che debba essere il procuratore generale presso la Cassazione, com’è previsto dalla legge, a esercitare l’azione disciplinare”. Azione del Ministro che “è residua” ed è “sempre antipatica, perché sembra che il politico voglia ingerirsi nella magistratura”.
In apertura dell’intervista, Panella chiede a Nordio chi sia per lui un magistrato. “È una persona libera, indipendente e autonoma che deve applicare la legge approvata dal parlamento”, risponde il Guardasigilli. “Non può interpretarla – prosegue – in modo eccentrico o secondo i suoi particolari orientamenti ideologici” e, nonostante l’ineliminabile spazio di interpretazione, “non deve mai superare la lettera della legge”. Nordio torna a parlare della precisazione al quesito referendario in vista del voto, il 22 e 23 marzo. Quello ammesso in precedenza “era semplice”, e sono stati aggiunti, su richiesta dei ricorrenti – il cosiddetto comitato dei 15 – gli articoli della Costituzione che verranno modificati. Per il Ministro “sarà anche giusto, ma non credo che l’elettore, perché trova scritti gli articoli, ci capisca qualcosa di più o di meno”.