Saturday, December 13, 2025
Patentino drone da 1400 - a 2000 Euro
Le lauree che preparano alle competenze per il patentino droni sono principalmente quelle in Ingegneria (Informatica, Elettronica, Automazione, Aerospaziale), ma anche Architettura, Geomatica, Agraria e Scienze Ambientali, che forniscano basi in robotica, elettronica, software, GIS, telerilevamento e sicurezza, competenze utili per i vari scenari operativi (ispezioni, agricoltura di precisione, sicurezza, rilievi), ma il patentino (attestato) si ottiene tramite corsi specifici EASA (Open A1/A3, Open A2, Specific) organizzati da enti riconosciuti, non direttamente dall'università, sebbene la laurea faciliti l'apprendimento di queste abilità.
Lauree correlate alle competenze
Ingegneria (Informatica, Elettronica, Automazione, Aerospaziale): Forniscono competenze su software, hardware, sistemi di controllo, robotica, elettronica, fondamentali per lo sviluppo e la gestione dei droni e delle loro applicazioni.
Geometra, Architetto, Pianificatore: Ottengono competenze in rilievi, fotogrammetria, digitalizzazione 3D, BIM, ideali per ispezioni e sopralluoghi.
Scienze Ambientali/Agrarie: Preparano per applicazioni di agricoltura di precisione, telerilevamento e analisi ambientali.
Archeologia: Per rilievi di siti e beni culturali.
Come si ottiene il patentino (Attestato)
Corso Open A1/A3: Attestato per operazioni base, teorico e pratico.
Corso Open A2: Attestato per operazioni più complesse nella categoria Open (pesi e distanze maggiori).
Corso Specific (SORA): Per operazioni ad alto rischio o in scenari complessi (industriali, oltre la vista), include moduli CRM (Crew Resource Management) e comunicazioni aeronautiche.
Corsi di specializzazione: Per ispezioni non distruttive (NDT) secondo ISO 9712.
In sintesi: La laurea ti fornisce le competenze di base per capire e utilizzare i droni in ambiti professionali, ma il patentino (certificato EASA) si ottiene superando esami specifici presso enti di formazione autorizzati, come previsto dalla normativa europea.
VOLO CON DRONE IN PROSSIMITA' DI AEROPORTI DI COMPETENZA ENAV
- VOLO CON DRONE IN PROSSIMITA' DI AEROPORTI MILITARI
- VOLO CON DRONE IN PROSSIMITA' DI AEROPORTI/ELIPORTI SENZA PROCEDURE STRUMENTALI
- VOLO CON DRONE IN ZONE R (ZONE REGOLAMENTATE)
- VOLO CON DRONE NEI PARCHI NATURALI
- VOLO CON DRONE IN ZONE P (ZONE PROIBITE: CASE CIRCONDARIALI)
- VOLO CON DRONE IN ZONE P (ZONE PROIBITE: ZONE INDUSTRIALI)
- VOLO CON DRONE IN ZONE D (ZONE PERICOLOSE)
- SOVRAPPOSIZIONE DI PIU' ZONE ROSSE
- NOTAM - NOTIZIARIO SPECIALE - MODULI GENERICI
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Una delle domande che ci viene posta con maggiore frequenza dai nostri clienti è “Come faccio a ottenere l’autorizzazione a volare col mio drone in una zona rossa”?
Il dubbio è più che legittimo dal momento che la quasi totalità dei Centri d'Addestramento in Italia non insegnano nei dettagli come procedere e che le stesse normative ENAC sono spesso nebulose e non di facile interpretazione.
Sino ad ora, come Dronext, ci siamo occupati direttamente della questione, preparando i moduli e seguendo tutte le procedure per conto dei nostri clienti, ma oggi, con l’aumentare esponenziale del numero dei piloti remoti interessati a volare in zona rossa, abbiamo deciso di scrivere questo MANUALE PRATICO SEMPLIFICATO in modo da rendere chiunque pienamente AUTONOMO dal punto di vista della richiesta (e, of course, dell’ottenimento) di queste benedette autorizzazioni.
Il manuale e il materiale ad esso allegato saranno rilasciati immediatamente dopo l'acquisto in formato .pdf (criptato con password) per una più agevole consultazione e per rendere più semplice ed immediata la ricerca all'interno del testo.
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Thursday, December 11, 2025
Riforma scuola: la carriera separata degli insegnanti di sostegno
Uno degli aspetti più controversi del disegno di legge “La Buona Scuola” riguarda una diversa formazione degli insegnanti specializzati di sostegno più mirata su diverse tipologie di disabilità, per i quali si adombra una carriera separata da quella dei colleghi curricolari. Emergono posizioni differenziate tra le associazioni dei disabili, favorevoli a un sostegno, e il mondo della pedagogia, orientato a un sostegno diffuso.
Su questo tema Giancarlo Cerini, direttore del bimestrale “Rivista dell’istruzione”, ha intervistato due dei massimi rappresentanti del mondo dell’integrazione scolastica: Salvatore Nocera, consulente FISH e Dario Ianes, Università di Bolzano (centro Erickson).
Riportiamo in anteprima per LeggiOggi alcune delle loro risposte; l’intervista sarà pubblicata integralmente nel n. 5-2015 (settembre-ottobre) di “Rivista dell’istruzione”.
In queste settimane si è riacceso il dibattito sulla figura del docente di sostegno, anche sulle prime pagine dei giornali e con l’intervento di grandi opinionisti. Da un lato si prende atto del rischio di una marginalità del docente di sostegno nella nostra scuola, dall’altro la sua possibile maggiore ‘specializzazione’ potrebbe portare a farne uno specialista estraneo alla vita della classe. Qual è la vostra opinione sulla necessaria evoluzione della figura di sostegno?
La situazione dei circa 110.000 insegnanti di sostegno oggi impiegati nel nostro Paese[1] richiede urgentemente una evoluzione radicale e coraggiosa. Questa evoluzione è resa sempre più necessaria da fenomeni di degenerazione dei processi di integrazione degli alunni con disabilità, evidenti sia nelle ricerche che negli ultimi dieci anni hanno sottoposto laicamente, senza autocelebrazioni ideologiche, la realtà italiana a una analisi severa sia nel vissuto di molti, troppi, insegnanti e molte, troppe, famiglie di alunni con disabilità che si trovano a dover ricorrere al TAR per tutelare i loro diritti (vedi i rapporti ISTAT annuali). Si rilevano crescenti episodi di microesclusioni, nella forma pull out e push out, e massicce operazioni di delega di attività che dovrebbero essere collegiali (PEI, PDP) esclusivamente agli insegnanti di sostegno, sempre più in difficoltà professionale e personale. La necessaria evoluzione della figura dell`insegnante di sostegno deve però basarsi su due aspetti ineliminabili: la corretta interpretazione delle cause di tali processi degenerativi e la centralità dell`obiettivo di ogni prospettiva di cambiamento e cioè la realizzazione della migliore qualità possibile (nel senso dei risultati di apprendimento e partecipazione) dell`integrazione scolastica per gli alunni con disabilità.
Salvatore Nocera:
Non si può considerare l’evoluzione della professione del docente specializzato per il sostegno senza vedere in parallelo l’evoluzione della professionalità dei docenti curricolari. Infatti, specie nelle scuole secondarie, questi ultimi molto spesso delegano il progetto inclusivo ai soli docenti per il sostegno, essendo totalmente impreparati sulle didattiche inclusive.
Sino al 1986 le specializzazioni per il sostegno erano monovalenti (per ciechi, per sordi e per psicofisici); con le specializzazioni polivalenti si previde un congruo numero di ore per la preparazione sulle didattiche inclusive, che però è venuto sempre più riducendosi sino a scomparire; la specializzazione è divenuta general-generica, al punto che molte famiglie preferiscono ai docenti per il sostegno gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione, che almeno sanno comunicare ad es. mediante il Braille con gli alunni ciechi, mediante la Lis con i sordi segnanti, con la lettura labiale coi sordi oralisti, con l’ABA con gli autistici. Occorre recuperare la competenza dei docenti specializzati nelle didattiche speciali.
Nel disegno di legge “La Buona Scuola” è contenuta un’ampia delega per rivedere taluni aspetti delle politiche di integrazione scolastica. Quali potrebbero essere i vantaggi di un decreto legislativo che renda operativi i principi di tale legge. Qualcuno osserva che l’integrazione potrebbe compiere un vistoso passo indietro, ritornando all’idea di un intervento ‘speciale’ sul singolo, magari assai gradito ai genitori. Come stanno le cose?
Tale rischio è assai forte oggi, poiché molti, troppi docenti curricolari, impreparati sulle didattiche inclusive, delegano ai colleghi per il sostegno l’alunno con disabilità, e i genitori, vedendo i propri figli abbandonati quando le ore di sostegno non coprono tutto l’orario di lezioni, fanno cause avanti ai TAR per avere ore di sostegno pari alla durata dell’orario scolastico. I principi contenuti nel testo “La Buona Scuola” all’esame del Parlamento prevedono l’obbligo di formazione iniziale e in servizio dei docenti curricolari sulle didattiche inclusive e approfondimenti sulle didattiche speciali dei docenti specializzati; inoltre vengono definiti indicatori per valutare la qualità inclusiva nelle singole classi in cui dovranno collaborare docenti curricolari e specializzati, riferite non solo agli alunni con disabilità ma a tutti.
“La Buona Scuola” prevede una delega al Governo sul tema dell` inclusione e della ridefinizione del ruolo degli insegnanti di sostegno. I punti oggetto della delega ricalcano i titoli della proposta di legge n. 2444, presentata dalla FISH e dalla FAND, che prevedono, tra altri aspetti positivi, la formazione universitaria separata e una specifica classe di concorso per il sostegno. Ma tutti i docenti e i ricercatori di pedagogia speciale, anche a seguito del Congresso nazionale di Messina del maggio 2015, hanno preso una netta posizione contraria all`ipotesi di percorsi universitari differenziati tra i futuri insegnanti curricolari e quelli di sostegno, convinti del fatto che una tale separazione avrebbe accentuato ancora di più i ben noti meccanismi di delega dell`alunno con disabilità al solo insegnante di sostegno. Per evitare soluzioni parziali, nei mesi concessi al Governo per elaborare il decreto su questi temi è assolutamente necessario il supporto di un tavolo tecnico partecipato dalle varie componenti che realizzano l`integrazione: insegnanti, tecnici, dirigenti, famiglie, ecc.
Docenti di sostegno ‘per sempre’? È pur vero che spesso il servizio come di insegnante di sostegno viene utilizzato per facilitare l’accesso al ruolo docente, per poi transitare sui posti ordinari. Ma la prospettiva di rimanere ‘per sempre’, con una cattedra ad hoc, sul ruolo di sostegno è convincente? Cosa si può guadagnare e cosa si può perdere con questa scelta?
Non è ragionevole pensare a un sostegno ‘per sempre’, ma non tanto perché si vuole che il sostegno rimanga una facile scorciatoia di accesso, o perché sia un lavoro particolarmente usurante, da cui si deve scappare velocemente (a queste tendenze talvolta alludono maliziosamente anche alcuni esponenti di spicco del mondo delle associazioni dei familiari), ma perché la flessibilità e una articolazione che può essere anche composita fa coincidere meglio i bisogni con le competenze necessarie. È assolutamente condivisibile l`obiettivo che si pongono le famiglie degli alunni con disabilità rispetto alla stabilità e alla continuità, evitando i continui cambiamenti, anche nel corso dell`anno, ma questo è un risultata da raggiungere con una intelligente attività di reclutamento e gestione del personale, non costringendo le persone a scelte troppo rigide.
La separazione delle carriere farebbe operare ai futuri docenti specializzati una scelta professionale come la effettuano i colleghi curricolari per la propria disciplina. Coi ruoli separati i docenti che si specializzano per il sostegno sono docenti perché fanno da tramite ai colleghi curricolari per gli apprendimenti disciplinari sia agli alunni con disabilità grazie alle loro maggiori competenze nelle didattiche speciali, sia ai compagni nel facilitare, semplificandoli, i loro apprendimenti.
Si evita la discontinuità didattica, attuale pecca del sistema della possibilità di doppia cattedra
Si acquista un maggior rispetto da parte dei docenti curricolari verso i colleghi specializzati, senza i quali non sono in grado di comunicare seriamente nei casi di gravi disabilità e grazie ai quali riescono a semplificare gli apprendimenti per i compagni non disabili, in quanto essi studieranno per tre anni le didattiche delle singole discipline prima del biennio di specializzazione.
Tuesday, December 9, 2025
Thursday, December 4, 2025
Mar Cantabrico
Le acciughe del Mare Cantabrico, un vero tesoro gastronomico, vengono pescate in un tratto unico dell’Atlantico, fra il nord della Spagna e il sud-ovest della Francia. Queste alici non sono semplici pesci: sono il risultato di un ambiente marino ricco e ben ossigenato che regala loro qualità eccezionali. Il Mar Cantabrico, con le sue acque fredde e nutrienti, è il palcoscenico naturale dove queste acciughe crescono e si sviluppano. Le caratteristiche di questo mare donano a questi piccoli pesci caratteristiche uniche che non troverete nelle altre acciughe.
Il Cantabrico: un Mare di Qualità
Nel Mare Cantabrico l’ambiente marino gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo delle acciughe. Le basse temperature dell’acqua e le condizioni atmosferiche particolari favoriscono una ossigenazione ottimale, cruciale per lo sviluppo di un pesce sano e robusto. Queste condizioni uniche permettono alle acciughe di sviluppare un grasso di qualità superiore e una carne più spessa e polposa rispetto alle alici comuni. Il risultato sono un sapore delicato e ricco in un filetto carnoso, che le distingue dalle altre varietà spesso più piccole o sottili.
Santoña: La Capitale delle Acciughe del Cantabrico
Santoña, un borgo di pescatori in Cantabria, è il cuore pulsante della pesca delle acciughe del Cantabrico. Questa piccola comunità vive principalmente di pesca e raccolta di crostacei, con l’agricoltura che gioca un ruolo minore. Le acciughe di Santoña sono celebri in tutta Europa per la loro eccellenza, rappresentando non solo un prodotto gastronomico, ma anche un elemento fondamentale dell’economia e dell’identità locale.
La Storia Italo-Spagnola delle Acciughe del Cantabrico
La storia delle acciughe del Cantabrico è intrecciata con quella dell’Italia. Nicolas Appert, un innovatore francese, sviluppò la tecnica di conservazione del pesce nota come “appertizzazione”, inventando quindi il pesce in scatola a cui siamo abituati. In Spagna questa tecnica venne adottata per conservare il pesce in eccesso, chiaramente abbondante in un Paese famoso per la tradizione marina . Inizialmente le acciughe erano poco considerate, viste più come esca per latri pesci che come alimento. Ma gli italiani, in particolare quelli provenienti da regioni come Campania , Sicilia, Liguria e Toscana, riconobbero il valore di questo pesce “umile”. I pescatori italiani insegnarono ai loro omologhi spagnoli tecniche di pesca e conservazione avanzate, trasformando il modo in cui le acciughe venivano percepite e trattate.
Da Esca a Prelibatezza
La trasformazione delle acciughe del Mare Cantabrico da semplice esca a prelibatezza ricercata è un capitolo affascinante della storia gastronomica. Fino alla fine del XIX secolo queste acciughe non erano valorizzate, anzi erano quasi sconosciute fuori dalla regione d’origine. In Italia, però, la situazione era opposta, con un’alta domanda di acciughe (grande tradizione quella Toscana, ad esempio) che non poteva essere soddisfatta dalla produzione locale. L’introduzione di tecniche di salatura e conservazione da parte degli italiani ha rivoluzionato l’industria delle acciughe a Santoña.
L’Eredità Italiana in Spagna
L’arrivo degli italiani a Santoña ha segnato un punto di svolta. Le famiglie italiane, con la loro conoscenza e competenza, hanno contribuito a trasformare le acciughe del Cantabrico in una specialità gastronomica di alto valore. La loro influenza ha cambiato non solo il modo di lavorare le acciughe ma anche l’economia locale, rendendo Santoña un centro nevralgico per la produzione di questo pesce, oggi venduto in tutto il mondo.
Acciughe del Cantabrico: Consigli per una Degustazione Ideale
Per apprezzare pienamente le acciughe del Mare Cantabrico, si consiglia di gustarle in varie forme: come tapas, antipasti, o in piatti più elaborati. La loro versatilità le rende ideali per una vasta gamma di ricette, ma è nella loro semplicità che si rivelano in tutta la loro squisitezza.
Le Acciughe del Cantabrico all’Osteria dei Mercanti
All’Osteria dei Mercanti, le acciughe del Mare Cantabrico vengono servite in una maniera che esalta il loro sapore unico. La bruschetta con acciughe e burrata è un piatto che combina la sapidità delle acciughe con la cremosità della burrata, creando un’esperienza culinaria indimenticabile. Questo piatto non è solo un omaggio alla tradizione culinaria spagnola e italiana, ma un connubio di sapori che vi lascerà sbalorditi. Venite all’ Osteria dei Mercanti per provare questa delizia e immergervi in un viaggio gastronomico che celebra la storia e il gusto delle acciughe del Mare Cantabrico! Un tesoro gastronomico nel cuore di Arezzo!
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