Monday, December 1, 2025
Il Battiscafo "TRIESTE"
Il Trieste è un batiscafo progettato in Svizzera, di costruzione italiana e in servizio presso la marina militare degli Stati Uniti d'America dal 1958 al 1971. Si trattava di un'imbarcazione di nuova concezione progettata da Auguste Piccard, con sfera di zavorra solidale allo scafo, cioè non separata e legata alla nave appoggio, e concepita per ospitare due membri d'equipaggio.
Il 23 gennaio 1960 discese fino sul fondo della fossa delle Marianne conseguendo il record umano di profondità sotto il livello del mare, 10 902 metri, soltanto 52 anni dopo quando il regista canadese James Cameron effettuò la discesa in solitaria a bordo del batiscafo Deepsea Challenger.[2] Altre due imbarcazioni, senza equipaggio, avevano raggiunto la stessa profondità nel frattempo, la giapponese Kaiko tra il 1995 e il 1998 e la statunitense Nereus nel 2009.
Animazione che illustra il funzionamento del batiscafo.
Il Trieste fu ideato dallo scienziato svizzero Auguste Piccard, che applicò gli studi ed i suoi esperimenti con il pallone stratosferico. La costruzione del batiscafo venne eseguita in Italia, a Trieste, nel Cantiere San Marco dei Cantieri Riuniti dell'Adriatico, la sfera di immersione costruita in acciaio inossidabile alle acciaierie di Terni con spessore di 12,6 cm e oblò in quarzo troncoconico realizzato presso le officine Galileo di Firenze, e al cantiere navale di Castellammare di Stabia, dove la sfera fu saldata allo scafo. La prima immersione e il collaudo si svolse nelle acque dell’isola di Capri. In seguito (nel 1958) il Trieste venne acquistato dalla U.S. Navy per 250 000 $.
Il batiscafo era costituito fondamentalmente da una camera riempita di benzina per permettere il galleggiamento del Trieste e da una sfera a pressione costante separata dal resto della struttura. Questa struttura rivoluzionò il metodo di immersione: mentre prima una sfera era calata in acqua da una nave, rimanendo sempre collegata ad essa tramite un cavo, il Trieste era in grado di muoversi liberamente, senza essere collegato in alcun modo alla nave durante l'immersione.
Il Trieste era lungo più di 15 m, ma buona parte della sua grandezza era dovuta alla presenza di una serie di galleggianti riempiti con 85 m³ di benzina e di compensatori riempiti d'aria. L'equipaggio doveva stare nella sfera di 2,16 m, attaccata al fondo della struttura, per raggiungere la quale era necessario attraversare un tunnel che passava attraverso il galleggiante.
Principali caratteristiche del Trieste
All'interno, la sfera in cui si trovava l'equipaggio era accessoriata per permettere la vita di due persone in modo completamente indipendente, tanto dalla nave in superficie, quanto dal resto della struttura. Con un sistema a circuito chiuso simile a quello utilizzato nelle navicelle spaziali, l'aria entrava nella sfera da cilindri in pressione e l'anidride carbonica veniva eliminata passando attraverso scatole metalliche a calce sodata. Il sistema era alimentato da batterie.
La sfera fu costruita a Terni, in Italia, dalla Società delle Fucine delle Acciaierie di Terni. Fu realizzata in due pezzi (semisfere) forgiati e temprati in olio. Per resistere alla pressione di 110 MPa (1,25 tonnellate per cm²) calcolata nella parte inferiore, le pareti della sfera furono costruite di 12,7 cm (lo spessore era sovradimensionato, in modo da permettere alla sfera di sopportare pressioni anche superiori a quelle previste). La sfera pesava 13 tonnellate. Il galleggiante era necessario perché era impossibile progettare una sfera abbastanza grande per mantenere una pressione sopportabile per un uomo ed allo stesso tempo con delle pareti abbastanza sottili da permetterne il naturale galleggiamento. Fu scelta la benzina come liquido per riempire i galleggianti perché è meno densa dell'acqua e mantiene le sue caratteristiche di incomprimibilità anche a pressioni elevate. Lo scafo fu invece costruito nel cantiere navale di San Marco dei Cantieri Riuniti dell'Adriatico di Trieste, verso la fine del 1952. La sfera fu quindi fissata allo scafo nel cantiere navale di Castellammare di Stabia, e la prima immersione avvenne il 16 agosto 1953 nelle acque di Capri. La prima vera immersione avvenne il 30 settembre 1953, dalle ore 08:18 alle ore 10:40, a 3 150 metri nella fossa del Tirreno al largo dell'isola di Ponza.
L'unico contatto visivo con l'esterno era reso possibile da un singolo blocco a forma di cono di plexiglas, unico materiale trasparente che potesse sopportare pressioni così elevate. L'illuminazione esterna fu resa possibile con delle speciali lampadine al quarzo, in grado di resistere a pressioni superiori alle 1000 atmosfere senza subire modificazioni.
Nove tonnellate di pellet in ferro fungevano da zavorra poiché le pressioni estreme non avrebbero permesso l'immissione di aria nelle eventuali zavorre. Questa zavorra di ferro era liberata tramite elettromagneti, in modo tale da permettere al Trieste di risalire immediatamente in superficie in caso di guasto all'impianto elettrico.
Don Walsh e Jacques Piccard all'interno del Trieste
L'immersione nella Fossa delle Marianne
Il Trieste partì da San Diego il 5 ottobre 1959 alla volta dell'isola di Guam, per dare inizio al progetto Nekton (una serie di immersioni nella profondissima fossa delle Marianne).
Il 23 gennaio il Trieste raggiunse il punto più profondo della fossa delle Marianne con a bordo Jacques Piccard, figlio di Auguste, e Don Walsh, della U.S. Navy. Questa fu la prima volta che un batiscafo, con o senza equipaggio, raggiunse quella profondità. I sistemi di bordo indicarono una profondità di 11 521 m, anche se successivamente questo dato fu portato a 10 916 m, e misure ancor più precise nel 1995 portarono la profondità a 10 911 m sino ad una misurazione definitiva del 2009 pari 10 902 m.
Per portare a termine la discesa ci vollero 5 ore, e i due uomini rimasero nel punto più profondo del fondale oceanico per circa venti minuti. Una volta raggiunta la profondità massima, Piccard e Walsh riuscirono inaspettatamente a rimettersi in contatto con la nave di supporto in superficie con un sistema sonar/idrofono. I messaggi, per percorrere la distanza che separava il Trieste dalla superficie, impiegavano 7 secondi.
https://www.cherini.eu/pdf/Batisfera.pdf
I due dell'equipaggio osservarono sul fondo dell'oceano la presenza di sogliole o platesse, che provano l'esistenza di forme di vita anche a questi valori di pressione.
L'architettura di Von Neumann
Le capacità matematiche di John von Neumann erano già leggendarie durante la sua vita: a Princeton ebbe scambi con Albert Einstein. (Immagine: Università di Princeton / Ricercatori del Palmer Lab e della Facoltà di Fisica) John von Neumann è stato uno dei più grandi matematici e pionieri dell'informatica del XX secolo, nonché un ex allievo dell'ETH.
Ha studiato chimica all'ETH dal 1923 al 1926. Il professore dell'ETH Benjamin Sudakov rende omaggio alla sua eredità matematica durante un simposio .
ETH-News: Cominciamo con un aneddoto. Le capacità aritmetiche di John von Neumann erano leggendarie. Si dice che fosse in grado di risolvere i problemi più complessi alla velocità della luce .
Saturday, November 29, 2025
A Proposito di Certificazioni. Autistici e Disabili
Per gli alunni autistici e disabili niente più diploma se passa il decreto legislativo sulla valutazione
L’inattesa novità è contenuta nella delega sulle nuove modalità valutative degli allievi, previste dall’Atto n. 384 contenente le nuove norme su valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, approvato sabato scorso dal CdM e da lunedì in discussione presso le commissioni parlamentari: se non si raggiungono gli obiettivi minimi nazionali, l’alunno non ha più possibilità di conseguire il titolo di studio, ma solo un attestato di frequenza. L’avvocato Salvatore Nocera: non ci convince. Per l’esperto di diritti dei disabili, ci sono anche altre parti da modificare: nella delega sul sostegno, l’Atto n. 378, non c’è traccia della continuità didattica e dell’annunciata formazione dei docenti curricolari sulla didattica speciale. Mancano le risorse e si alza il tetto massimo del numero di alunni in presenza di un compagno disabile da 20 a 22.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): ci uniamo alla richiesta degli addetti ai lavori, che conoscono da vicino le problematiche dei giovani con limiti certificati di apprendimento, chiedendo alle commissioni di Camera e Senato di provvedere alle modifiche necessarie a non ledere i diritti dei disabili: lo Stato deve permettere loro di esprimere al meglio le potenzialità e conoscenze acquisite in ambito scolastico, senza porre inutili e discriminanti paletti normativi. Sulla continuità didattica, infine, non ci sono altre soluzioni se non quella di spostare in organico di diritto gli attuali 40mila posti di sostegno collocati in deroga. Qualora vi siano norme approvate con superficialità, vanno senz’altro modificate, altrimenti spetterà al giudice metterci mano.
La riforma del sostegno agli alunni disabili non sembra nascere sotto una buona stella. La delega sul decreto attuativo della Legge 107/15, sulle nuove norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, approvata sabato scorso dal CdM, contiene infatti una brutta sorpresa per i titoli di studio da assegnare agli alunni autistici e disabili.
Spariscono, infatti, le prove differenziate, introdotte dalla legge “faro” per i diritti dei disabili, la L. 104/1992: l’articolo 16 di tale legge prevedeva, per gli alunni disabili, delle prove differenziate, “equipollenti e tempi più lunghi per l'effettuazione delle prove scritte o grafiche e la presenza di assistenti per l'autonomia e la comunicazione”, e la loro valutazione “sulla base del piano educativo individualizzato” con discipline per le quali “siano stati adottati particolari criteri didattici, quali attività integrative e di sostegno svolte, anche in sostituzione parziale dei contenuti programmatici di alcune discipline”. Raggiungendo gli obiettivi previsti dal proprio Piano educativo individualizzato e migliorando le proprie capacità conoscitive, l’alunno avrebbe conseguito anche il diploma,
Con il decreto sulla nuova valutazione degli alunni approvato dal Governo, nella sezione riservata alla “valutazione degli alunni con disabilità e disturbi specifici di apprendimento” (art. 12, comma 5) si parla di prove d’esame “equipollenti a quelle ordinarie” e valide ai “fini del superamento dell'esame e del conseguimento del diploma finale”. Solo che se non si raggiungono gli obiettivi minimi nazionali, l’alunno non ha possibilità di conseguire il titolo di studio, ma solo un attestato di frequenza.
“Questo non ci convince affatto”, commenta l’avvocato Salvatore Nocera, esperto di disabilità e di diritti delle persone che ne sono coinvolte. Nocera dalle pagine del sito specializzato ‘Per noi autistici’, si sofferma criticamente anche sulla delega riguardante in modo diretto la riforma del sostegno, che “non realizza molti degli obiettivi che si era posto: la formazione dei docenti curricolari sulla didattica speciale non c’è. La continuità didattica neanche. Le risorse mancano. Addirittura, con una gran “furbata”, si innalza il tetto massimo del numero di alunni in presenza di un compagno disabile da 20 a 22, peraltro senza porre alcun limite alle possibili ‘eccezioni’. Che vuol dire, in qualche modo, via libera a classi più numerose, se non “pollaio”, anche quando ci sia tra i banchi uno o più alunni con disabilità, anche grave”. Infine, c’è quella che l’avvocato considera una “trappola”, quale è il decreto sulla valutazione degli studenti, perché appunto “elimina la possibilità, per disabili intellettivi, autistici e pluri minorati, di conseguire il diploma”.
Dello stesso pensiero è Flavio Fogarolo, già referente per la Disabilità dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Vicenza, che commentando la delega sulla “valutazione degli alunni con disabilità e disturbi specifici di apprendimento”, attraverso la rivista ‘Superando’, parla di stravolgimento dell’articolo 9 del Dpr 122/09 e di “‘colpo basso’ ai ragazzi con disabilità che frequentano le scuole medie” e di “grave e inaccettabile passo indietro per gli alunni con disabilità, perché toglie loro la possibilità di conseguire il diploma di licenza media sostenendo prove differenziate e introduce il concetto di equipollenza, finora valido solo nella scuola secondaria di secondo grado”.
Basta confrontare il testo in vigore con quello nuovo proposto, come riportato nella tabella successiva (realizzata sempre da Fogarolo):
Testo in vigore
(DPR 122/09, articolo 9, comma 2)
Nuova enunciazione
(schema nuovo Decreto)
Le prove differenziate hanno valore equivalente a quelle ordinarie ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma di licenza
Le prove differenziate, se equipollenti a quelle ordinarie, hanno valore ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma finale
Agli alunni con disabilità che non conseguono la licenza è rilasciato un attestato di credito formativo
Agli alunni con disabilità per i quali sono state predisposte dalla sottocommissione prove non equipollenti a quelle ordinarie, viene rilasciato un attestato di credito formativo
Curiosamente, ma forse addirittura per errore, il decreto mostra invece maggior apertura verso gli studenti disabili delle scuole superiori, a cui non sarebbe precluso il diploma di maturità. “Ma forse il ‘diavoletto’ che fa prendere cantonate per l’uso frettoloso del “copia e incolla” si annida anche nei computer dell’Ufficio Legislativo del Ministero e non solo dentro ai nostri. Se è così, si fa presto a correggere. Altrimenti, se al Governo pensano veramente di rimangiarsi in questo modo decenni di integrazione scolastica, almeno spieghino perché”, conclude l’esperto di disabilità della regione Veneto.
“Il nostro sindacato – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal - si unisce alla richiesta degli addetti ai lavori, che conoscono da vicino le problematiche dei giovani con limiti certificati di apprendimento, chiedendo alle commissioni di Camera e Senato di provvedere alle modifiche necessarie a non ledere i diritti dei disabili: lo Stato deve permettere loro di esprimere al meglio le potenzialità e conoscenze acquisite in ambito scolastico, senza porre inutili e discriminanti paletti normativi. Sulla continuità didattica, infine, non ci sono altre soluzioni se non quella di spostare in organico di diritto gli attuali 40mila posti di sostegno collocati in deroga. È chiaro che qualora vi siano norme approvate con superficialità – conclude Pacifico – vanno senz’altro modificate, altrimenti spetterà al giudice metterci mano”.
Per approfondimenti:
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Friday, November 28, 2025
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