Thursday, December 15, 2022

Diventare Docente

È ormai di “imminente definizione”, questione di giorni, la pubblicazione del Dpcm che definisce il nuovo percorso di formazione iniziale dei docenti nella scuola di primo e secondo grado: la precisazione è stata fatta il 15 dicembre dalla ministra per l’Università e la Ricerca, Anna Maria Bernini, durante il question time. La ministra si riferisce al Dpcm, previsto entro lo scorso 31 luglio, che avrebbe dovuto definire come si andranno ad acquisire i 60 crediti previsti dal nuovo percorso universitario e accademico abilitante di formazione iniziale, aventi come obiettivo l’acquisizione di competenze. Sul provvedimento ha pesato, a quanto risulta alla Tecnica della Scuola, non solo il cambio di Governo e il non facile accordo con l’impianto del Pnrr, ma anche il mancato accordo tra ministero dell’Istruzione e le Università che di fatto devono svolgere la formazione iniziale dei docenti. Lo pubblicheremo “auspicabilmente entro il mese di dicembre”, ha detto la ministra, specificando che si tratta di “un tassello cardine della riforma del sistema di reclutamento dei docenti prevista nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”. La formazione iniziale, ha aggiunto Bernini, è un “requisito per partecipare ai concorsi” ed è “articolata in un percorso universitario o accademico abilitante” che comprenderà non meno di 60 crediti formativi, un periodo di tirocinio e una prova finale (articolata in una verifica scritta e una lezione simulata). “Siamo perfettamente consapevoli – ha detto ancora il ministro – che il termine del mese di luglio 2022, originariamente previsto per l’emanazione del Dpcm, non è stato rispettato dal precedente Governo, ma va riconosciuto che il ritardo determinante è stato, in verità, quello dello stesso intervento legislativo di riforma: anche con l’adozione del Dpcm a luglio scorso, infatti, le tempistiche richieste per l’accreditamento non avrebbero comunque consentito, di fatto, l’attivazione dei percorsi formativi, per tutte le tipologie di abilitazione e nei numeri richiesti dal Pnrr, se non a partire dall’anno accademico 2023-2024”. L’approvazione del Dpcm entro dicembre permetterebbe, ha detto il ministro, di “confermare l’obiettivo temporale di avere la finestra di accreditamento nella prossima primavera, e quindi l’erogazione dei percorsi formativi nell’anno accademico 2023/2024”.

RISO

Allevamenti galleggianti di mucche: l’ultima aberrazione di cui non avevamo bisogno Rosita Cipolla Condividi via email Nel porto di Rotterdam, fra imbarcazioni, container e gru, si assiste ad una scena surreale: una mandria di mucche su quella che rappresenta la prima fattoria galleggiante del mondo. Ma la sostenibilità, di cui tanto si vantano gli ideatori del progetto, resta un'utopia... Skip ad Allevare animali in una fattoria galleggiante? Purtroppo non è un’idea fantascientifica, ma è già realtà in Olanda. Qui qualche anno fa una coppia di imprenditori ha deciso di avviare un business dedicandosi allevamento delle mucche su una speciale piattaforma a più piani. Questa si trova sulle rive del fiume Maas, che bagna Rotterdam, e può contenere fino a una quarantina di bovini. Sulla struttura le mucche vengono allevate per il latte che viene utilizzato anche per prodotti come yogurt, formaggi e il burro, venduti in un negozio che si trova sulla terra ferma. In uno dei piani si raccoglie il letame da impiegare come fertilizzante. Inoltre, nella struttura vi è anche un orto verticale in cui sono coltivate erbe aromatiche. I coniugi Peter e Minke van Wingerden definiscono il loro progetto, che prende il nome di Floating Farm, il “futuro dell’allevamento” e sostengono che si tratti di un sistema all’insegna della sostenibilità, un tentativo di adattamento alle conseguenze della crisi climatica. L’idea risale al 2012, quando l’uragano Sandy ha colpito New York, dove Peter lavorava come ingegnere. L’intera città stava finendo il cibo fresco in pochi giorni. – racconta l’imprenditore – Facendo affidamento su migliaia di camion di cibo ogni giorno, la catena di approvvigionamento alimentare è stata interrotta quando si sono verificate le inondazioni e i camion non potevano più entrare in città. In quel momento, abbiamo iniziato a osservare come la resilienza delle grandi città sia sempre più minacciata dalle lunghe filiere alimentari e dal fatto che la produzione avvenga a una certa distanza ai consumatori. Ci siamo anche resi conto che se vogliamo raggiungere la resilienza e la sostenibilità a lungo termine di tutte le città, grandi e piccole, dobbiamo esplorare ulteriormente la localizzazione. Così, Peter van Wingerden ha pensato di dar vita ad una fattoria galleggiante a Rotterdam – città che per oltre l’80% si trova sotto il livello del mare – proprio sul fiume in modo da ridurre la distanza fra produttori e consumatori. Ma è davvero un’idea così vincente? In realtà no, o almeno non come potrebbe sembrare. Innanzitutto perché gli incidenti che vedono protagoniste le mucche, che finiscono nelle acque del fiume, sono abbastanza frequenti. A scagliarsi contro questa idea che viene definita assurda il Partito olandese per gli Animali (PvdD) insieme all’associazione Animal Save Netherlands, i quali sottolineano che il benessere animale non viene rispettato. Il progetto invia il segnale sbagliato nei tempi che viviamo – spiega Jaap Rozema del partito PvdD, sottolineando che si tratta comunque di un allevamento che contribuisce all’aumento delle emissioni inquinanti. – Anche il letame viene sparso, il che non fa bene alla biodiversità. Ma la sofferenza animale è la peggiore di tutte. Le mucche non appartengono all’acqua, questo è innaturale. Durante la tempesta Eunice, sono circolate immagini dell’acqua agitata sotto la fattoria. In tali circostanze è semplicemente pericoloso. Una mucca è già caduta in acqua due volte. Insomma di etico e sostenibile c’è davvero ben poco. Ma i due coniugi sono intenzionati a portare avanti il loro progetto e hanno già annunciato di essersi messi a lavoro per realizzare una seconda fattoria per produrre uova e verdure. L’allevamento intensivo in un grattacielo da 26 piani: lo chiamano “hotel” per maiali, ma è una fabbrica di morte.