Saturday, October 15, 2022
La Giustizia Populista
Non sono solo gli avvocati penalisti (e molti magistrati) a bocciare la riforma della prescrizione proposta dal governo. Scende in campo anche l’Associazione italiana dei professori di Diritto penale (Aipdp), che in una nota di ieri ha espresso “forte preoccupazione per la gestione della ‘questione penale’ nel suo complesso, nell’attuale situazione politica”. Già dieci giorni fa, durante le audizioni convocate in fretta e furia dalla commissione Giustizia della Camera, tutti i rappresentanti dell’accademia italiana avevano sottolineato gli effetti nefasti che l’abolizione – di fatto – della prescrizione dopo il primo grado di giudizio avrebbe sul sistema giudiziario. Una proposta che dall’Aipdp viene definita “pura propaganda”, perché priva di “qualsiasi rapporto con i problemi di oggi” e perché rischia “di avere un impatto distorsivo, se non devastante sul sistema”. Ma a finire nel mirino dei professori è l’intero insieme di politiche del governo in materia di giustizia, segnato dal trionfo del “populismo penale”, fatto di “messaggi volti a coagulare consensi, a soddisfare un ‘sentimento di giustizia’ repressiva e vendicativa, e paure non sempre fondate su dati di realtà, spesso alimentate anche da una propaganda mirata”. Siamo, dunque, al “governo della paura”, basato su “un uso propagandistico (supportato dai mass media) del diritto punitivo, che minaccia di punire o di punire sempre di più, come se la minaccia di maggior pena di per sé significasse un rafforzamento della tutela”. Ne risultano riforme che aprono le porte a una “giustizia infinita, e ad impatto carcerario massimo”. “In questo avvio di legislatura – scrivono i professori di diritto penale – il segno dominante, tipico del populismo penale, sono leggi usate come messaggi volti a coagulare consensi, a soddisfare un sentimento di giustizia repressiva e vendicativa, e paure non sempre fondate su dati di realtà. E’ dunque con profondo senso di preoccupazione che esprimiamo il disagio per la riduzione dei problemi del penale a temi di propaganda, e per prospettate torsioni tanto punitive sulla carta, quanto controproducenti per una ragionevole costruzione e difesa di una legalità rispettosa dei diritti di tutti”. Ben detto.
Friday, October 14, 2022
Pubblico
cosa vuol dire pubblico ludibrio
Pubblico ludibrio: cos’è questa pratica ormai sconosciuta
I libri di storia raccontano come fosse diffusa la pratica del pubblico ludibrio, un modo di fare delle società antiche di cui oggi si è persa traccia e forse anche il ricordo. Di cosa si tratta? A cosa serviva? E perché non si pratica più?
Che cos’è il pubblico ludibrio
Entrando nel merito per pubblico ludibrio sono da intendersi tutte quelle pratiche che venivano messe in atto dalle autorità civili per punire colui che si era macchiato di qualche colpa con lo scopo ulteriore di “educare” il resto della popolazione. Costringere una persona a camminare per le vie principali della città con delle pietre appese al collo o di portare la gogna, significava sottoporla ad un’umiliazione tale che, oltre ad avere la funzione di remissione della colpa commessa, indicava la sorte di tutti coloro che avrebbero voluto commettere altri reati.
I diritti del condannato
Questi metodi erano diffusissimi in un’epoca in cui i sistemi giudiziari e penitenziari erano ancora in divenire e poco sviluppati. Durante il pubblico ludibrio alle persone soggette a questa pena venivano sospesi a tempo tutti i diritti e le tutele che gli spettavano; per questo motivo durante la gogna o le altre pratiche le altre persone potevano lanciargli contro pietre e altri oggetti (non ultime anche feci e deiezioni fresche). Nei casi più estremi, dove la colpa era considerata più grave o il condannato non godeva di favori, questi poteva anche essere lapidato e rimanere ucciso dai colpi delle pietre. Nessuna condanna in quel caso per l’omicida in quanto, come detto, i diritti dei condannati erano sospesi.
Le ragioni di tale pratica
Come abbiamo detto le ragioni del pubblico ludibrio erano, possiamo dire, di ordine sociale, per una sorta di mantenimento dell’ordine pubblico. Nonostante il più delle volte terminassero in manifestazioni caotiche, dove tutti si sentivano autorizzati a compiere le peggiori azioni nei confronti del condannato, tale pratica era propedeutica a scoraggiare altri a compiere quelle che erano considerate le colpe maggiori. Una sorta di applicazione del detto “colpirne uno per educarne cento”.
Una particolarità della pratica del pubblico ludibrio è da registrare nell’origine etimologica del termine ludibrio. Questa parola, infatti, viene dal latino ludibrium che significa schernire. L’obiettivo infatti era proprio quello di schernire e ridicolizzare chi si era macchiato di un reato.
Un capovolgimento esagerato?
Oggi la situazione è notevolmente cambiata e nei casi in cui la comunità insorge contro qualcuno che ha commesso una colpa considerata gravissima (solitamente nei casi di molestie nei confronti dei bambini) intervengono le forze dell’ordine per salvaguardare la vita del colpevole. C’è chi lamenta la condizione attuale dove si registra una certa sfacciataggine di chi viene colto in flagrante, quasi come godesse di una sorta di impunità, con un sistema giudiziario lento o farraginoso per cui spesso la percezione del “chi sbaglia paga” non è più così netta, provando nostalgia per pratiche come quella del pubblico ludibrio. In realtà questi tipi di deterrenti funzionavano fino ad un certo punto ed è importante avere la lucidità di giudizio nei fenomeni analizzandoli per quello che sono, per la loro reale applicazione e per quali sono le cause che ne limitano la portata e soprattutto l’efficacia.
Monday, October 10, 2022
Subscribe to:
Posts (Atom)






