Thursday, January 29, 2026

Sui Titoli Edilizi "risultanze catastali" Agenzia delle Entrate

Quando tra edificio demolito e ricostruito manca continuità, il nuovo intervento rinnova un carico urbanistico senza correlazione con l’organismo precedente Ormai infuria la guerra sulle inchieste milanesi verso i presunti abusi edilizi effettuati al di fuori delle categorie di intervento di ristrutturazione edilizia, utilizzando procedimenti ritenuti non idonei (SCIA alternativa) e addirittura senza la preventiva approvazione del piano attuativo. Prima riprendiamo i 25 metri di altezza e obbligo piano attuativo Alcuni giorni fa si è diffusa la notizia che una sentenza del TAR Milano, la n. 2748/2025, accogliendo un ricorso di parte, ha ritenuto non necessario procedere con piano attuativo ogni qualvolta l’intervento edilizio superi l’altezza di 25 metri: tale fattispecie però riguardava meramente quel punto, ma pochi sanno che le contestazioni sollevate dalla Procura riguardano un insieme complessivo di cose e irregolarità le quali, sommate e moltiplicate assieme, danno come risultante un presunto grave abuso edilizio (categoria intervento, procedimento, distanze legali, oneri urbanizzazione, monetizzazione, eccetera). Lo ripeto anche qui: il mero superamento dell’altezza di 25 metri dell’edificio, da solo, non fa scattare in automatico l’obbligo di piano attuativo. Caso mai è necessaria una valutazione in fase di redazione dello strumento urbanistico generale, e di rilascio del titolo abilitativo, affinchè sia accertato se in quella determinata zona, e in quel lotto edificatorio, sia sufficiente dotata delle urbanizzazioni necessarie, qualora sia realizzato quell’organismo edilizio verticale sul lotto. E tant’è che non bisogna escludere a priori la necessità di un piano attuativo in zone poco urbanizzate, o perfino in lotti inedificati interclusi da una zona urbanizzata (il classico isolato rimasto libero in mezzo alla città). Su tale notizia si è costruito un imprudente entusiasmo da parte di chi, evidentemente, potrebbe avere interessi o è coinvolto, e la relativa sentenza TAR Milano n. 2748/2025 l’ho analizzata in questo precedente approfondimento perchè, nemmeno a farla apposta, è uscita a stretto giro la pronuncia di Cassazione Penale n. 26650/2025 con cui è stato confermato il sequestro di uno dei cantieri oggetto di indagine. Essa, in termini veramente trancianti, conferma la funzione degli strumenti urbanistici attuativ per evitare “guasti urbanistici”, e lo fa affermando che: «Dall’altra parte, di diverso avviso è questo Collegio in ordine alla tesi giurisprudenziale del cd. “lotto intercluso”, che escluderebbe l’applicazione dell’art. 41 quinquies comma 6 in parola, e con cui la giurisprudenza amministrativa (cfr. tra le altre Cons. di Stato 16.12.2021 sez. IV) intende un’area compresa in zona totalmente dotata di opere di urbanizzazione primaria e secondaria pari agli standard urbanistici minimi prescritti, cioè dotata di opere e servizi realizzati per soddisfare i necessari bisogni della collettività quali strade, spazi di sosta, fognature, reti di distribuzione del gas, dell’acqua e dell’energia elettrica, scuole, etc. In particolare, secondo la giurisprudenza amministrativa citata, si realizza la fattispecie del lotto intercluso solo se l’area edificabile: a) sia l’unica a non essere stata ancora edificata; b) si trovi in una zona integralmente interessata da costruzioni; c) sia dotata di tutte le opere di urbanizzazione (primarie e secondarie), previste dagli strumenti urbanistici; d) sia valorizzata da un progetto edilizio del tutto conforme al Piano Regolatore Generale. In presenza del lotto intercluso, poiché la completa e razionale edificazione e urbanizzazione del comprensorio interessato avrebbe già creato una situazione di fatto corrispondente a quella che deriverebbe dall’attuazione del piano esecutivo (piano particolareggiato, piano di lottizzazione, etc.), lo strumento urbanistico esecutivo si ritiene superfluo. Ne deriverebbe, in casi del genere, l’illegittimità della pretesa del Comune di subordinare il rilascio del titolo edilizio alla predisposizione di un piano di lottizzazione, pur astrattamente previsto dallo strumento generale Ebbene, alla luce delle considerazioni sopra esposte, con riguardo sia alla concreta problematicità in sé della soluzione giurisprudenziale da ultimo in parola, circa la individuazione delle opere di urbanizzazione necessarie ed esistenti (e quindi circa la non persistente concreta necessità funzionale del piano attuativo ex art. 41 quinques comma 6 in esame) pur in presenza di un nuovo intervento edile consistente ma inserito in area già pienamente urbanizzata, sia con riguardo alla interconnessione che si può porre per gli interventi di urbanizzazione anche tra aggregati vicini e sia, altresì’, con riferimento al dato letterale della norma, che evidentemente risente di tali possibili problematiche, la predetta soluzione appare quantomeno di difficile soluzione concreta nonché poco giustificabile – lo si ribadisce – a fronte di una norma che non introduce eccezioni e che, piuttosto, sembra fissare comunque, anche in caso di apparente piena e precedente urbanizzazione, la sede di elaborazione del piano attuativo come luogo di accertamento della situazione urbanistica ed edilizia concreta, in funzione, alfine, della legittima realizzazione dell’intervento. Del resto, lo stesso giudice amministrativo, in taluni casi non esclude che la predetta fattispecie del lotto intercluso (o similare) non sia invocabile pur rispetto ad interventi realizzati in area pur pienamente urbanizzata. Si è infatti rilevato in sede giurisdizionale amministrativa (cfr. TAR Basilicata Sez. I n. 112 del 15 febbraio 2016) che comunque secondo un diffuso orientamento giurisprudenziale (cfr. per es. C.d.S. Sez. V n. 5326 del 6.10.2000 e n. 612 del 5.6.1997 e TAR Napoli Sez. VIII n. 3218 dell’11.6.2009) la predetta fattispecie del cd. lotto intercluso, con esclusione della necessità della preventiva adozione di strumenti attuativi per il rilascio dei permessi di costruire, non può essere applicata anche nelle aree completamente e/o totalmente urbanizzate, dove, però, la pianificazione esecutiva e/o attuativa possa ancora svolgere l’utile funzione di evitare “guasti urbanistici». In conclusione, la
Cassazione Penale ha respinto la tesi difensiva che l’articolo 41-quinques, comma 6, della L. 1150/42 (cioè quello sui 25 metri e piano attuativo) fosse soltanto una non transitoria e non più applicabile con la dotazione di un piano regolatore generale comunale di Milano dalla variante generale del 1980. Tra l’altro, è stata respinta anche le tesi fondata sulla Circolare Ministeriale n. 1501/1969, che riteneva superflua la pianificazione attuativa in zone urbanizzate o poco urbanizzate (eppure avevo già espresso perplessità su questa tesi). E ciò ha inciso sulla categoria di illecito contestata dalla Procura, ossia la lottizzazione abusiva, ipotesi ben peggiore dell’assenza di permesso perchè non prevede alcun rimedio o sanatoria in nessuna ipotesi: lì si demolisce tutto o finisce in acquisizione gratuita. Tutto questo, a meno che il legislatore non intenda intervenire. Ma non finisce qui: la stessa pronuncia di Cassazione penale summenzionata, rispondendo su altri punti, ha confermato il proprio orientamento sulla distinzione tra gli interventi di ristrutturazione edilizia e nuova costruzione, riaffermando che: «anche a seguito della modifica all’art. 3, comma 1, lett. d), d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, ad opera dell’art. 10 d.l. 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia solo quelli finalizzati al recupero di fabbricati preesistenti di cui sia conservata traccia, dovendo l’immobile oggetto di ristrutturazione presentare caratteristiche funzionali o identitarie coincidenti con quelle del corpo di fabbrica preesistente» (vedasi Cass. Pen. n. 1669 e n. 1670 del 2023). La fattispecie di Cassazione penale n. 26650/2025 ha avuto per oggetto la realizzazione di un complesso di ben tre grattacieli in luogo di un unico preesistente complesso, a destinazione non residenziale, è del tutto estraneo ai parametri sopra indicati come propri della ristrutturazione, quali quelli della connessione materiale o funzionale tra edificio rispettivamente preesistente e successivo, e della inerenza della ristrutturazione a singoli organismi, con impossibilità di ricavare da un singolo edificio, plurimi, distinti e consistenti manufatti, anche funzionalmente diversi dal precedente. Detto ciò, si passa ora ad analizzare la nuova pronuncia TAR Milano n. 2575/2025. Iscriviti al mio canale WhatsApp Ristrutturazione non può prescindere da conservare traccia dell’immobile preesistente Il TAR Milano ha emesso pochi giorni fa la sentenza n. 2575/2025, uniformandosi all’orientamento restrittivo adottato dalla Cassazione penale di cui sopra accennato. La fattispecie riguarda un intervento assentito con SCIA alternativa al permesso di costruire (art. 23 TUE) depositata a ottobre 2023, inquadrato in ristrutturazione edilizia. Esso riguardava la demolizione di un edificio a due piani fuori terra, suddiviso in due unità immobiliari autonome di cui la prima, al piano terra, ad uso autorimessa e la seconda, al piano primo, ad uso residenziale (praticamente una villetta unifamiliare) e di costruzione al suo posto di una palazzina ad uso residenziale di cinque piani fuori terra, oltre il piano interrato, composta da otto appartamenti e da sette posti auto pertinenziali. A tale pratica il Comune di Milano ha inibito l’intervento, sostenendo il suo inquadramento in nuova costruzione, anzichè in ristrutturazione edilizia. Intanto occorre premettere che, anche secondo un orientamento giurisprudenziale formatosi prima dell’entrata in vigore del d.l. n. 76/2020, sebbene nelle ipotesi di demolizione e ricostruzione non sia necessario il rispetto del vincolo della sagoma, si fuoriesce dall’ambito della ristrutturazione edilizia e si rientra in quello della nuova costruzione quando fra il precedente edificio e quello da realizzare al suo posto non vi sia alcuna continuità, producendo il nuovo intervento un rinnovo del carico urbanistico che non presenta più alcuna correlazione con l’edificazione precedente (cfr. Consiglio di Stato n. 4791/2021; T.A.R. Lombardia Milano n. 841/2020). Questo orientamento restrittivo è stato confermato dalla Cassazione penale anche a seguito delle modifiche introdotte dall’art. 10 del d.l. n. 76 del 2020. Afferma invero la Corte di Cassazione che «la conferma della ontologica necessità che l’intervento di ristrutturazione edilizia, pur con le ampie concessioni legislative in termini di diversità tra la struttura originaria e quella frutto di “ristrutturazione”, non possa prescindere dal conservare traccia dell’immobile preesistente, è fornita dallo stesso art. 10 sopra già citato, integrativo dell’art. 3 comma 1 lett. d) del D.P.R. n. 380 del 2001, laddove si premette che le novelle introdotte rispondono “al fine di semplificare e accelerare le procedure edilizie e ridurre gli oneri a carico dei cittadini e delle imprese, nonché di assicurare il recupero e la qualificazione del patrimonio edilizio esistente e lo sviluppo di processi di rigenerazione urbana, decarbonizzazione, efficientamento energetico, messa in sicurezza sismica e contenimento del consumo di suolo» (Cassazione penale, sez. III, 6 novembre 2022, n. 1670). Ergo, il TAR Milano conferma la correttezza del Comune nel bloccare l’intervento; a questa giurisprudenza penale il TAR Milano si era già recentemente adeguato, in tal senso si veda anche T.A.R. Lombardia Milano n. 2353/2024.

Monday, January 26, 2026

Roberto SETO canta "Brigitte Bardot"

Pampelonne 1956 e la presenza di "Brigitte Bardot"

La spiaggia di Pampelonne, a Ramatuelle vicino a Saint-Tropez, è diventata un'icona mondiale del jet-set negli anni '50 grazie a Brigitte Bardot e al film "E Dio creò la donna" (1956). La presenza della Bardot e del Club 55 ha trasformato questo litorale in un luogo simbolo di glamour, edonismo e stile bohémien. Ecco i punti chiave del legame tra Brigitte Bardot e Pampelonne: L'origine del mito: Nel 1955, durante le riprese di "Et Dieu... créa la femme" (E Dio creò la donna) diretto da Roger Vadim, la troupe si stabilì in una piccola capanna sulla spiaggia di Pampelonne, gestita da Bernard de Colmont. Questo luogo divenne noto come Club 55, diventando rapidamente il punto di ritrovo preferito dell'élite internazionale. Il legame con la Bardot: Brigitte Bardot, affascinata dalla zona, si trasferì a Saint-Tropez, trasformando la tranquilla cittadina di pescatori in una delle destinazioni più famose al mondo. La sua presenza ha elevato lo status dei beach club di Pampelonne. Club 55 e Tahiti Beach: Oltre al Club 55, anche la spiaggia di Tahiti ha giocato un ruolo importante nel creare l'atmosfera vibrante della zona, frequentata da star fin dagli anni '50. Eredità: Ancora oggi, la spiaggia di Pampelonne, con i suoi quasi 5 km di sabbia, mantiene quel fascino senza tempo ed è sinonimo di lusso e celebrità. Il connubio tra l'attrice francese e questo tratto di costa ha definito l'essenza della "Dolce Vita" sulla riviera francese. Se non avete ancora sperimentato la magia del Club 55 sulla spiaggia di Pampelonne, è il momento di immergervi nella storia di questo leggendario beach club. Più che un semplice punto di ritrovo per ricchi e famosi, il Club 55 è un'icona fin dai suoi modesti inizi nel 1955. Esploriamo il fascino rilassato e le affascinanti peculiarità che rendono il Club 55 una tappa obbligata in Costa Azzurra.
Le origini del Club 55 risalgono al set di "E Dio creò la donna", un film che non solo ha messo in mostra la pittoresca bellezza di Saint-Tropez, ma ha anche gettato le basi per la leggendaria storia del club. Nel 1955, la troupe, guidata dal regista Roger Vadim, allestì una mensa improvvisata sulla spiaggia per offrire un rifugio informale al cast e alla troupe. Questo luogo di ritrovo improvvisato si sarebbe poi evoluto nel famoso Club 55. Brigitte Bardot, la protagonista del film, rimase particolarmente incantata dal fascino rustico e dall'atmosfera rilassata del luogo. Affascinata dall'ambiente idilliaco e dalla calorosa ospitalità, la Bardot scelse di soggiornare a Saint-Tropez dopo la fine delle riprese. Uno dei punti di forza del Club 55 risiede nel suo rifiuto di adattarsi ai tempi. Fin dalla sua apertura, il menù è rimasto fedele ai classici e l'atmosfera conserva un fascino rustico. In un mondo in continuo cambiamento, l'impegno del Club 55 per la tradizione è un rinfrescante omaggio al passato. A differenza dei tipici beach club, il Club 55 ha un approccio unico alla musica. Dimenticate il DJ; al suo posto, una band locale si muove di tavolo in tavolo, proponendo un delizioso medley di brani. Con una mancia generosa, potreste anche dondolarvi al ritmo della vostra canzone preferita. Una volta abbiamo visto una donna anziana tenere la fascia vicino al suo tavolo per tutto il giorno... L'esperienza al Club 55 è più di un semplice pasto; è un viaggio nel tempo. Con due pranzi disponibili – uno a mezzogiorno e un altro alle 15:00 – consigliamo di optare per quest'ultimo. Rilassatevi, assaporate deliziosi stuzzichini con il Mediterraneo come sfondo e lasciate che il tempo scorra al suo ritmo. L'impegno del Club 55 nel preservare il suo fascino originale si estende anche al processo di prenotazione, aggiungendo un tocco di eleganza d'altri tempi all'era moderna. Nell'era digitale, dove i sistemi di prenotazione sono spesso automatizzati, il Club 55 si distingue per un tocco più personale. Per assicurarsi un posto ambito in questo rifugio esclusivo, gli ospiti devono prenotare telefonicamente, sottolineando l'impegno per un autentico contatto umano. Ciò che distingue il Club 55 è la meticolosa attenzione ai dettagli, poiché il proprietario Patrice de Colmont continua la tradizione degli appunti scritti a mano e sistema personalmente ogni ospite. Questa pratica unica e laboriosa, portata avanti da Patrice in persona, sottolinea l'impegno del club nel mantenere un'esperienza intima e personalizzata, apprezzata da decenni. Aggiunge un ulteriore livello di autenticità all'esperienza del Club 55, garantendo a ogni visitatore il calore e il tocco personale che hanno reso questo iconico beach club una destinazione
La presenza dei Principi di Monaco al Club 55. Quando il giorno cede il passo alla sera, il Club 55 chiude. Gli ospiti spesso si ritrovano a trattenersi fino alle 19:00 o alle 20:00, quando il personale, con un cordiale saluto, fa capire che è ora di concludere. Ma l'avventura non finisce lì: molti clienti prolungano il soggiorno con una rinfrescante nuotata notturna prima di salutare questo paradiso senza tempo. In un mondo in cui i beach club vanno e vengono, il Club 55 rimane un simbolo intramontabile di eleganza e relax. Che siate viaggiatori esperti o neofiti della spiaggia, il Club 55 vi invita a provare il perfetto mix di raffinatezza e beatitudine balneare sulla Costa Azzurra.
Pietro I, l’architetto della Russia imperiale L’8 febbraio 1725 moriva Pietro Alekseevič Romanov, primo imperatore della Russia moderna e fondatore della città di San Pietroburgo Simone Cosimelli 8 di febbraio di 2025 Personaggi Russia Pietro (Pëtr) il Grande, o Pietro I, zar della Russia per almeno una trentina d’anni dalla fine del XVII all’inizio del XVIII secolo, fu un innovatore ambizioso in grado di guardare oltre il suo tempo, e insieme uomo calato nella cultura del potere della sua epoca. La sua figura continua ancora oggi a suscitare intensi dibattiti e accese discussioni. La sua morte, trecento anni fa, segnò l’epilogo di un periodo tumultuoso di trasformazioni, lasciando nel libro della storia russa un capitolo ricco, complesso e contraddittorio. Lo storico inglese Roger Bartlett ha scritto che il regime di Pietro I prefigurò alcuni tratti del cosiddetto assolutismo illuminato, introducendo una variante statalista del primo illuminismo e spingendo con «metodi polizieschi» la società russa a mutare, attraverso una serie inedita di riforme di ampio respiro. Con lui la vecchia Russia cessò di esistere. Alla ricerca di un’identità Pietro nacque nel 1672 a Mosca, il fulcro urbano dello zarismo, in una fase di transizione anche culturale. La nobiltà russa, di fronte a molteplici difficoltà interne e internazionali, si trovava infatti in bilico tra due poli: quello del tradizionalismo intellettuale e dell’ortodossia religiosa e quello dello slancio verso nuove forme di governo. Suo padre Aleksej Romanov morì quando Pietro aveva quattro anni. Essendo Pietro il figlio di Natalya Kirillovna Naryshkina, la seconda moglie del defunto Aleksej, la carica di zar passò al fratellastro Fëdor (Fëdor III), sostenuto dai parenti della prima zarina Marija Il'inična: la fazione dei Miloslavskij. Quando tuttavia Fëdor morì senza eredi, nel 1682, iniziò un conflitto. I Miloslavskij volevano come zar l’altro figlio di Aleksej, Ivan, peraltro di salute precaria, i Naryškin appoggiavano invece Pietro, un bambino curioso e vivace. La crisi sfociò in forti tensioni e anche in una rivolta armata degli strelizzi, le guardie zariste. I Naryškin subirono molte perdite. Si giunse infine a un compromesso: Ivan e Pietro vennero proclamati zar congiunti (Ivan III e Pietro I), e Sofia (sorellastra di Pietro nonché prima donna a regnare) assunse la reggenza. Pietro visse con la madre a Preobraženskoe, nell’area moscovita, lontano dal palazzo. Questo isolamento lo espose a influenze inusuali: non ricevette un’istruzione classica, ma conobbe mercanti e viaggiatori stranieri ed entrò in contatto con usi e approcci europei, allora distinti dalle consuetudini russe. Alto quasi due metri, robusto e con tratti fisici peculiari, come il volto piuttosto allungato, il giovane Pietro si appassionò presto alle armi e alla navigazione. Le turbolenze dell’infanzia e l’educazione non convenzionale lasciarono in lui un’impronta duratura, spingendolo a diffidare della vecchia élite moscovita. Pur non potendo essere definito un outsider, per estrazione sociale e familiare, il percorso di formazione di Pietro fu comunque peculiare, con un’attenzione specifica verso correnti di pensiero tendenti al razionalismo e al pluralismo culturale. Quando gli si presentò l’occasione di consolidare la sua posizione sul trono, non esitò. Verso il potere Nel 1689, temendo che Sofia stesse cospirando contro di lui, Pietro reagì. Si ritirò Il monastero della Trinità di San Sergio, a nord di Mosca, radunò truppe a lui fedeli e destituì la sorellastra. Ivan V rimase nominalmente zar, ma il governo reale passò nelle mani di Pietro e della madre, Natalya. Alla scomparsa di quest'ultima, nel 1694, Pietro divenne il protagonista assoluto. Dopo aver avviato progetti militari e navali su larga scala, condusse due campagne armate contro la fortezza ottomana di Azov per garantirsi uno sbocco sul mar Nero. Nel 1696, con la morte prematura del fratellastro, rimase l’unico sovrano in carica. Su questa scia, intraprese un lungo viaggio passando per la Prussia, l’Olanda, l’Inghilterra e l’Austria e celando inizialmente la sua identità. L’esperienza gli diede l'opportunità di scoprire e studiare i processi di modernizzazione diffusi in Europa: dalle tecniche militari alla tecnologia navale, fino alle prassi burocratiche e ai primi avanzamenti industriali. Il suo soggiorno fu interrotto nel 1698 da un nuovo sommovimento degli strelizzi, che lo costrinse a tornare precipitosamente a Mosca per prendere in mano le redini dello stato. Una volta scacciato il pericolo della sedizione, gli strelizzi furono decimati con una repressione feroce e Pietro pianificò e ordinò l’attuazione di una serie incisiva di riforme. La sua visione sulla Russia dell’avvenire generò subito resistenze e ritrosie, ma questo non lo bloccò. In quel periodo decise addirittura di allontanare dalla corte la moglie, la nobile Eudokia Lopukhina, contraria alla sua politica e ormai in rotta di collisione con lui. Approfondendo linee direttrici già tracciate, Pietro puntò dritto verso un rifacimento completo della struttura dello stato. Contro il passato per costruire il futuro Gli ambasciatori di Pietro cominciarono a vestirsi con abiti europei, i suoi sudditi furono fortemente sollecitati o addirittura obbligati a tagliarsi la caratteristica barba russa, e tutta la società fu investita dalla volontà di Pietro di accelerare il cambiamento. Fu sotto di lui, per esempio, che venne introdotto il calendario giuliano (abbandonato solo duecento anni più tardi). Pietro lavorò per modificare il sistema fiscale e monetario, aggiornare i modelli d’istruzione e riorganizzare in modo metodico l’amministrazione centrale e locale. Venne avviato un piano di efficientamento dell’esercito e di potenziamento della flotta, così come massicci interventi economici sulla base delle dottrine mercantiliste, nel tentativo di accrescere la ricchezza russa. Dopo aver stretto alleanze e sodalizi, in particolare con i regni dell’Europa del nord, come Danimarca e Norvegia, Pietro dichiarò guerra alla Svezia nel 1700 per ottenere il controllo del mar Baltico, acquisendo infine, dopo repentine battute d’arresto, territori nel nord-est dell’Europa. Combatté poi contro l’impero ottomano e rafforzò il ruolo del Paese. La sua flotta divenne una delle più conosciute del mondo. Fu sotto il dominio di Pietro che il concetto di progresso, già utilizzato altrove, si diffuse anche in Russia. La creazione di una nuova capitale, San Pietroburgo, su un terreno paludoso al confine con l’Europa, fu una delle sue più splendide e controverse realizzazioni. La città venne ufficialmente fondata nel 1703, per poi diventare capitale della Russia nel 1712, al posto di Mosca. Fu progressivamente costruita traendo ispirazione dall’architettura dei Paesi Bassi, con il supporto di un team di esperti non russi, tra cui alcuni di scuola italiana, e l’impiego di una grandissima quantità di servi della gleba e manovali specializzati. Negli anni, a causa dei problemi logistici, delle dure condizioni di lavoro e del clima rigido, ci furono migliaia di morti, anche se la città divenne ciò che Pietro aveva sperato che fosse: la rappresentazione plastica, e monumentale, della rottura con il passato. Il simbolo di una Russia proiettata verso il futuro. Il dilemma di un potere senza confini La spinta impressa al Paese portò a un’escalation di conflitti interni. Il desiderio dello zar di rendere la Russia una potenza in grado di confrontarsi con le grandi nazioni europee dell’Età moderna, allora in via di consolidamento, fu inedito e vigoroso, ma il suo regno fu segnato anche da scelte drastiche. Pietro non fu affatto un riformatore pacato, né un sovrano alla ricerca di qualcosa di simile al consenso. Gli apparati pubblici di sicurezza e repressione non lasciarono spazio alla libertà d’opinione. Per la sua personalità a volte irruenta, talvolta caratterizzata da un senso di focosa urgenza, moltissimi russi videro in lui ciò che avevano visto nei suoi predecessori: un oppressore. E anche la sua corte finì per tramutarsi in un meccanismo ben oliato che rispondeva a un’unica voce, la sua. La relazione tra lo stato e la Chiesa ortodossa, da sempre assai delicata, fu poco meno di una lotta estenuante per concludere il processo di centralizzazione del potere, subordinando quello ecclesiastico a quello statuale. Pietro abolì il patriarcato per fondare, nel 1721, il Santo Sinodo, un concilio di dieci ecclesiastici. Nello stesso anno fu incoronato imperatore a fianco della seconda moglie, Caterina, completando la sua ascesa politica ma suscitando timori tra la nobiltà russa e sospetti tra i regnanti d’Europa. Non perderti nessun articolo! Iscriviti alla newsletter settimanale di Storica! Un’eredità secolare Pietro – più tardi conosciuto come il Grande – morì nel 1725 a cinquantadue anni a causa da un’infezione, lasciando una Russia radicalmente evoluta. La sua eredità fu ambigua. Gli sopravvisse infatti una società segnata dalle divisioni e dalle disuguaglianze sociali, malgrado l’ulteriore impulso riformatore impresso più tardi da un’altra figura di spicco della storia russa, Caterina la Grande. Alla fine, la Russia pietrina si rivelò un organismo instabile, una grande mosaico che i successori di Pietro, pur cercando di proseguire nel suo solco, non riuscirono ad armonizzare. Roger Bartlett, tracciando un bilancio, ha osservato: «Molte istituzioni e riforme petrine rimasero incomplete, imperfette o inefficaci, ma in quasi tutti i campi il sovrano pose le fondamenta per una struttura imperiale dello stato e della vita pubblica che, con ulteriori aggiustamenti, supportò lo status di grande potenza della Russia, durando fino al XIX secolo e, in alcuni casi, fino al 1917». L’anno in cui la secolare dinastia dei Romanov venne sommersa dal retaggio della guerra, dalla richiesta di nuove libertà e dall’inedita forza d’attrazione dell'esperimento bolscevico.

Tuesday, January 20, 2026

Brigitte Bardot "Manina ragazza senza veli" 1952

E' Morto "Valentino"

Valentino Garavani, lo stilista italiano del jet set i cui abiti glamour – spesso nella sua tonalità distintiva di “rosso Valentino” – sono stati i punti fermi delle sfilate per quasi mezzo secolo, è morto nella sua casa a Roma, ha annunciato lunedì la sua fondazione. Aveva 93 anni. “Valentino Garavani non è stato solo una guida e un’ispirazione costante per tutti noi, ma una vera fonte di luce, creatività e visione”, ha affermato in un comunicato pubblicato sui social media la fondazione fondata da Valentino e dal suo socio Giancarlo Giammetti. Universalmente conosciuto con il suo nome, Valentino period adorato da generazioni di reali, first girl e star del cinema, da Jackie Kennedy Onassis a Julia Roberts e la regina Rania di Giordania, che giuravano che lo stilista li avrebbe sempre fatti apparire e sentire al meglio. “So cosa vogliono le donne”, ha osservato una volta. “Vogliono essere belli.” La modella americana Cindy Crawford e lo stilista italiano Valentino posano il giorno prima della sfilata della collezione Autunno/Inverno Haute Couture 98 di Valentino a Parigi il 7 luglio 1997. Lo stilista Valentino Garavani posa con la modella americana Cindy Crawford prima della sua sfilata Autunno/Inverno Haute Couture 1998 a Parigi il 7 luglio 1997. (THOMAS COEX/AFP tramite Getty Photos) CLICCA QUI PER ISCRIVERTI ALLA NEWSLETTER DI INTRATTENIMENTO Sebbene di origine italiana e nonostante mantenga il suo atelier a Roma, ha presentato le sue collezioni principalmente a Parigi e ha parlato francese con il suo companion italiano Giammetti, un imprenditore. Alessandro Michele, attuale direttore creativo della maison Valentino, ha scritto su Instagram di continuare a sentire lo “sguardo” di Valentino mentre lavora alla prossima collezione, che sarà presentata il 12 marzo a Roma, partendo dalla consueta sede di Parigi. Michele ricordava Valentino come “un uomo che ampliava i limiti del possibile” e che possedeva “una rara delicatezza, con un rigore silenzioso e uno sconfinato amore per la bellezza”. Lo stilista Valentino Garavani con l'attrice Sophia Loren, ad una festa di Valentino, al Park Avenue Armory, New York, New York, 1992. Lo stilista Valentino Garavani partecipa a una celebrazione del 1992 presso l’Armeria di Park Avenue a New York Metropolis con l’attrice Sophia Loren, una delle sue muse di lunga information. (Rose Hartman/Getty Photos) Un altro dei successori di Valentino, Pierpaolo Piccoli, ha posto l’emoji del cuore spezzato sotto l’annuncio della sua morte. L’ex high mannequin Cindy Crawford ha scritto che aveva “il cuore spezzato” e ha definito Valentino “un vero maestro del suo mestiere”. BRIGITTE BARDOT, ICONA DI HOLLYWOOD E ATTIVISTA PER I DIRITTI DEGLI ANIMALI, È MORTA A 91 anni Condoglianze sono arrivate anche dalla famiglia del compianto stilista Giorgio Armani, morto a settembre all’età di 91 anni, e da Donatella Versace, che ha pubblicato due foto di Valentino, dicendo che “sarà ricordato per sempre per la sua arte”. Lo stilista Valentino Garavani e Donatella Versace hanno partecipato al funerale dello stilista italiano Gianfranco Ferré presso la chiesa di San Magno a Legnano, in Italia, il 19 giugno 2007. Lo stilista Valentino Garavani e Donatella Versace partecipano al funerale dello stilista italiano Gianfranco Ferré nella chiesa di San Magno a Legnano, Italia, il 19 giugno 2007. (Immagini Getty) Il premier italiano Giorgia Meloni ha ricordato Valentino come “un indiscutibile maestro dello stile eterno e dell’eleganza dell’alta moda italiana”. Mai un tipo da tendenza o da abiti di tendenza, Valentino ha commesso pochi preziosi passi falsi nel corso della sua carriera lunga quasi mezzo secolo, che si è estesa dai suoi primi giorni a Roma negli anni ’60 fino al suo ritiro nel 2008. Il fashion designer Valentino (C) posa nel backstage con le modelle Naja Auermann (2L), Claudia Schiffer 3a R), Karen Mulder (2a R) e Stephanie Seymour (R) durante la sfilata Valentino Ready to Wear Primavera/Estate 1995 nell'ambito della settimana della moda di Parigi il 15 ottobre 1994 a Parigi, Francia. (Foto di Stephane Cardinale/Sygma via Getty Images) Lo stilista Valentino Garavani posa con le modelle nel backstage durante la sua sfilata di prêt-à-porter Primavera/Property 1995 alla settimana della moda di Parigi. (THOMAS COEX/AFP tramite Getty Photos) I suoi modelli infallibili hanno reso Valentino il re del tappeto rosso, l’uomo di riferimento per le cerimonie di premiazione degli A-listers. I suoi sontuosi abiti hanno onorato innumerevoli Academy Awards, in particolare nel 2001, quando Roberts indossò una colonna classic in bianco e nero per accettare la sua statua di migliore attrice. Anche Cate Blanchett indossava Valentino – un abito monospalla in seta giallo burro – quando vinse l’Oscar come migliore attrice non protagonista nel 2004. L’AMICA INTENSA DI ELIZABETH TAYLOR RIVELA QUALE DEI SUOI ​​SETTE MARITI ERA “IL MIGLIORE A LETTO” Valentino period anche dietro l’abito di pizzo a maniche lunghe che Jacqueline Kennedy indossò per il suo matrimonio con il magnate delle spedizioni greco Aristotele Onassis nel 1968. Kennedy e Valentino furono amici intimi per decenni, e per un periodo l’ex first girl americana indossò quasi esclusivamente Valentino. La principessa Diana indossa un abito di velluto e pizzo bordeaux di Valentino a Lille, in Francia, il 15 novembre 1992. La principessa Diana indossa un abito di velluto e pizzo bordeaux di Valentino a Lille, in Francia, il 15 novembre 1992. (Anwar Hussein/Getty Photos) Fu vicino anche a Diana, principessa del Galles, che spesso indossava i suoi sontuosi abiti. Oltre alla sua caratteristica tonalità di rosso con sfumature arancioni, altri marchi di fabbrica di Valentino includevano fiocchi, volant, pizzi e ricami; insomma, abbellimenti femminili e civettuoli che aggiungevano bellezza agli abiti e quindi a quella di chi li indossava. Perennemente abbronzato e sempre vestito in maniera impeccabile, Valentino condivideva lo stile di vita dei suoi avventori del jet set. Oltre al suo yacht di 46 metri e a una collezione d’arte che comprende opere di Picasso e Mirò, il couturier possedeva un castello del XVII secolo vicino a Parigi con un giardino che si cube vanti più di un milione di rose. Valentino e Kendall Jenner posano ai Fashion Awards 2018 In Partnership With Swarovski alla Royal Albert Hall il 10 dicembre 2018 a Londra, Inghilterra. Valentino Garavani e Kendall Jenner partecipano ai Vogue Awards alla Royal Albert Corridor di Londra il 10 dicembre 2018. (Joe Maher/BFC/Getty Photos) Valentino e il suo companion di lunga information Giammetti svolazzavano tra le loro case – che includevano anche luoghi a New York, Londra, Roma, Capri e Gstaad, in Svizzera – viaggiando con il loro branco di carlini. La coppia riceveva regolarmente amici e mecenati di prim’ordine, tra cui Madonna e Gwyneth Paltrow. “Quando vedo qualcuno che sfortunatamente è rilassato e corre in giro con pantaloni da jogging e senza trucco… mi dispiace molto,” ha detto lo stilista alla televisione RTL in un’intervista del 2007. “Per me la donna è come un bellissimo, bellissimo mazzo di fiori. Deve essere sempre sensazionale, sempre piacere, sempre perfetta, sempre piacere al marito, all’amante, a tutti. Perché siamo nati per mostrarci sempre al meglio.” Valentino è nato in una famiglia benestante nella città di Voghera, nel nord Italia, l’11 maggio 1932. Cube che è stato il suo amore childish per il cinema a spingerlo nel percorso della moda. La Regina Elisabetta (C) insieme al Principe Filippo (L) stringe la mano allo stilista Valentino (R) al palazzo presidenziale del Quirinale prima del banchetto di stato con il presidente italiano Carlo Azaglio Ciampi a Roma, Italia. Valentino Garavani saluta la Regina Elisabetta II al Palazzo del Quirinale a Roma durante la sua visita di Stato in Italia il 16 ottobre 2000. (Eric Vandeville/Gamma-Rapho/Getty Photos) TI PIACE QUELLO CHE STAI LEGGENDO? CLICCA QUI PER ALTRE NOTIZIE SULL’INTRATTENIMENTO “Ero pazzo per il grande schermo, ero pazzo per la bellezza, per vedere tutte quelle star del cinema sensazionali, ben vestite, sempre perfette”, ha spiegato nell’intervista televisiva del 2007. Dopo aver studiato moda a Milano e Parigi, ha trascorso gran parte degli anni ’50 lavorando per l’affermato designer parigino Jean Desses e successivamente per Man Laroche prima di mettersi in proprio. Ha fondato la casa Valentino in By way of Condotti a Roma nel 1959. Fin dall’inizio Giammetti è stato al suo fianco, occupandosi dell’aspetto commerciale mentre Valentino ha usato il suo fascino naturale per costruire una base di clienti tra i ricchi e favolosi del mondo. Dopo alcune battute d’arresto finanziarie iniziali – i gusti di Valentino erano sempre eccessivi e l’azienda spendeva con abbandono – il marchio decollò. Tra i primi fan c’erano le sirene del cinema italiano Gina Lollobrigida e Sophia Loren, così come le star di Hollywood Elizabeth Taylor e Audrey Hepburn. Anche la leggendaria direttrice di American Vogue, Diana Vreeland, ha preso la giovane stilista sotto la sua ala protettrice. GLI ULTIMI GIORNI DI BRIGITTE BARDOT PRIMA DELLA SUA MORTE A 91 ANNI, MENTRE SI ARRIVANO I TRIBUTI PER L’ICONA FRANCESE Nel corso degli anni, l’impero di Valentino si espanse man mano che lo stilista aggiungeva alla sua scuderia linee di prêt-à-porter, abbigliamento da uomo e accessori. Valentino e Giammetti vendettero l’etichetta a una holding italiana per circa 300 milioni di dollari nel 1998. Valentino rimase nel ruolo di designer per un altro decennio. Sarah Jessica Parker accanto allo stilista Valentino Garavani al gala autunnale del New York City Ballet a New York City, settembre 2012. Sarah Jessica Parker e Valentino Garavani partecipano al gala autunnale del New York Metropolis Ballet a New York il 20 settembre 2012. (Jamie McCarthy/Getty Photos) Nel 2007, il couturier ha festeggiato il suo 45° anniversario nella moda con uno spettacolo di 3 giorni a Roma, coronato da un gran ballo nella Galleria di Villa Borghese. Valentino si ritirò nel 2008 e fu brevemente sostituito dalla connazionale Alessandra Facchinetti, che aveva preso il posto di Tom Ford da Gucci prima di essere licenziata dopo due stagioni. La permanenza di Facchinetti alla Valentino si è rivelata altrettanto breve. Già alla sua prima sfilata per il marchio, circolavano voci che fosse già in procinto di lasciare, e appena circa un anno dopo essere stata assunta, Facchinetti è stata effettivamente sostituita da due designer di accessori di lunga information del marchio, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli. Chiuri ha lasciato la guida di Dior nel 2016, e Piccioli ha continuato a guidare la casa attraverso un periodo d’oro che si è basato sul lancio delle décolleté Rockstud con Chiuri e il suo colore distintivo, una tonalità di fucsia chiamata Pink PP. Ha lasciato la maison nel 2024, per poi unirsi a Balenciaga, ed è stato sostituito da Michele, che ha fatto rivivere le star di Gucci con stili romantici e senza genere.

Saturday, January 17, 2026

Solfatazione delle Batterie chimera o consumismo !

Batterie usate, usurate e loro recupero L’usato è un canale molto interessante anche per le batterie. GM Electric ci parla dell'affidabilità delle batterie usate, possibili problematiche e soluzioni, come mantenere in salute una batteria usata Indice dei contenuti L’usato è un canale molto interessante anche per le attrezzature, i ricambi e le batterie! Le batterie usate sono affidabili? Che tipo di problemi possono avere le batterie usate? Come recuperare una batteria danneggiata? Come mantenere in salute una batteria usata? GM Electric: tecnologia in aiuto della ricarica Industrialmente l’usato è all’ordine del giorno per i suoi indiscutibili vantaggi. Tra l’usato è infatti possibile trovare diversi tipi di soluzioni: occasioni in ottime condizioni al pari del nuovo ma a prezzi inferiori, oppure macchine che pur non essendo nuove assolvono al compito con una spesa più contenuta… Quando si pensa all’usato però non dobbiamo pensare solo alla macchina. L’usato è un canale molto interessante anche per le attrezzature, i ricambi e le batterie! Ed è proprio sulle batterie usate che ci vogliamo soffermare in questo articolo per rispondere, con il supporto dei tecnici della GM Electric, a domande come: Le batterie usate sono affidabili? Che problemi può avere una batteria usata? Come recuperare una batteria danneggiata? Come mantenere in salute una batteria usata? Quali tecnologie ci aiutano? GM Electric è un’azienda storica nella realizzazione di carica batterie e apparecchiature elettroniche industriali. Ha sviluppato altissime competenze in tutto ciò che riguarda la cura della batteria al piombo, ecco cosa ci hanno spiegato i suoi tecnici. Le batterie usate sono affidabili? Le batterie usate sono ancora ottime dopo alcuni anni di utilizzo. Se sono state usate male o hanno ricevuto poca manutenzione possono manifestare dei problemi, ma si tratta generalmente di criticità risolvibili. Vediamo di seguito i problemi che si possono verificare e come affrontarli. Che tipo di problemi possono avere le batterie usate? I problemi più comuni di una batteria derivano da un utilizzo scorretto o dalla poca manutenzione che causano: solfatazione, danneggiamento delle piastre, alterazione dell’elettrolito. La buona notizia è che, salvo casi molto particolari, si tratta di problematiche risolvibili. Che cos’è la SOLFATAZIONE della batteria La solfatazione si verifica quando la batteria viene usata male. Usare male una batteria significa lasciarla a un livello di carica basso per un po’ di tempo, bastano anche 2 o 3 giorni. In queste condizioni la batteria si solfata cioè: si formano cristalli sulle piastre di piombo che fanno perdere capacità e autonomia alla batteria. Per questo è sempre consigliabile caricare la batteria anche quando ha metà autonomia. Poca manutenzione: DANNEGGIAMETO DELLE PIASTRE Fare poca manutenzione significa anche semplicemente che il rabbocco non viene fatto correttamente e quando dovuto. Il mancato (o insufficiente) rabbocco espone le piastre della batteria all’aria e in questo modo si danneggiano. Inoltre l’elettrolito della batteria rimanente risulta più concentrato di acido e di conseguenza è più aggressivo per la piastra immersa. Come recuperare una batteria danneggiata? Le problematiche che abbiamo appena visto danneggiano la batteria, compromettendone l’autonomia nel tempo. Per ripristinarne l’efficienza sono d’aiuto 2 strumenti: lo scaricatore SCR150 il caricatore multifunzione HFM10k Lo scaricatore serve per accelerare i tempi della desolfatazione, il processo che serve per rimuovere dalle piastre i cristalli che si sono formati in seguito alla solfatazione e ripristinare una quota della capacità originale della batteria. Scaricatore SCR150 Per desolfatare una batteria solfatata è necessario eseguire un ciclo di desolfatazione. È qui che entra in gioco il caricatore multifunzione HFM10k della GM Electric. In genere un ciclo a corrente bassa per parecchie ore consente di rimuovere i cristalli. Eseguire più volte il ciclo di desolfatazione consente di recuperare, per quanto possibile, la batteria. Di solito sono sufficienti 3 cicli di desolfatazione. Multifunzione HFM10k I tempi però sono molto lunghi quindi, invece di scaricare la batterie con l’uso nel carrello elevatore, è preferibile utilizzare lo scaricatore che consente di scaricare la batteria in maniera continua e controllata, mentre il carrello elevatore può essere utilizzato (con un’altra batteria) per lavorare in maniera più efficiente. Come mantenere in salute una batteria usata? Una volta che le funzionalità della batteria usata sono state ripristinate, per mantenerla in salute basta utilizzarla, e soprattutto caricarla, nella maniera corretta. L’utilizzo di un caricabatterie alta frequenza è un aiuto validissimo perché, non ci stanchiamo mai di dirlo, oltre a fornire un risparmio energetico al cliente finale (ossia quello che si paga nella bolletta della luce), carica in maniera migliore le batterie, riducendone il degrado ad ogni ricarica e il consumo di acqua. Tutto ciò si traduce in minori costi di manutenzione e durata prolungata della batteria. GM Electric: tecnologia in aiuto della ricarica GM Electric, nelle sule soluzioni, ha previsto della funzionalità che aiutano l’utilizzatore a caricare correttamente la batteria, per evitare dimenticanze da parte dell’utente finale e quindi il degrado della batteria stessa. Basti pensare al caricabatterie H10 Universal dove possibile impostare il ciclo di desolfatazione; oppure al sistema di autorabbocco dell’acqua presente nel caricabatterie tradizionale Evoluxion WT180.

Monday, January 12, 2026

Il Dopo "Funerale della Bardot"

Nelle ultime settimane era stata ricoverata due volte a Tolone a causa di una grave malattia. Dopo il primo ricovero, tornata nella sua casa di Saint-Tropez. Certo, era anche molto provata dalla scomparsa del suo amico, il suo ‘gemello’ Christian Brincourt, ma "soprattutto" del suo ex marito Jacques Charrier, padre del suo unico figlio Nicolas, e forse di Alain Delon. L'attrice non viveva più a La Madrague, la leggendaria villa in riva al Mar Mediterraneo. Come aveva raccontato lo scorso maggio a “BFMTV”, in una rara intervista video, aveva deciso di abbandonare la residenza acquistata per 24 milioni di vecchi franchi (circa 500.000 euro di oggi), Teatro delle feste più grandi, ma anche rifugio per gli animali a cui aveva deciso di dedicare la sua vita, a causa dei fan che si accalcavano davanti al cancello per cercare di vederla e fotografarla, tutti i giorni, “anche quando piove”. Negli ultimi anni aveva vissuto nella tranquillità de La Garrigue, la casa che possedeva sulle alture di Saint-Tropez. “La Madrague non mi rispecchia più. Mi rispecchiava quando facevo follie” aveva spiegato. Nata il 28 settembre 1934 Brigitte Bardot, per tutti BB, verrà ricordata (anche) come l'unica diva che ha avuto l'ardire di invecchiare. Mentre una sorta di follia collettiva porta, soprattutto le donne, a rifiutare l'invecchiamento, lei, che era stata di certo la più bella, se ne fregava. Rughe, capelli bianchi arruffati, corpo appesantito. Solo il sorriso era rimasto lo stesso, come il lampo di sfida nel suo sguardo, perchè le Donne del suo calibro portano con se fino all'ultimo le caratteristiche della loro indole. Brigitte Bardot, più che nel ricordo e nel culto della propria immagine del passato, aveva scelto di vivere nel culto della libertà e dei propri ideali. Quando compì 80 anni, di fronte alle domande della stampa sul traguardo raggiunto, aveva dichiarato che dell'età se ne infischiava, che la sua vita era nel momento presente, e che se guardava le immagini del passato neppure si riconosceva nell’icona degli anni Sessanta, quella che i giornali chiamavano la “piccola atomica francese”, ....ma come logico che fosse. Le immagini del suo periodo divistico ci restituiscono il ritratto di una donna assediata dall'amore dei fan. La sua espressione imbronciata, che aveva conquistato il pubblico, si scioglieva nel sorriso di fronte all'obiettivo, ma sappiamo che quelli furono anni difficili per lei, costellati di tentativi di suicidio. Un elemento che l'accomuna a un'altra inarrivabile diva, Marilyn....se possiamo accostarci, Come la Monroe era diventata il simbolo di una femminilità sfrontata e provocante, aveva lanciato il bikini e il beehive, la pettinatura imitata dalle ragazze di tutto il mondo, come i vestitini a stampa vichy e i jeans attillati alla pescatora. Le avevano anche dedicato una samba, che ancora balliamo ad ogni Capodanno, tutti noi. Eppure in quegli anni la più bella e desiderata d’Europa voleva morire e diceva continuamente di voler lasciare il cinema. Però BB, a differenza della Monroe, ebbe la forza di ribellarsi e trovò nell'animalismo la sua missione di una vita. Al cinema il film che la consacrò fu E Dio creò la donna, del 1956 con il quale Roger Vadim suo primo marito nel 1952 .la impose al cinema come diva scandalosa. Prima di quello le sue molte partecipazioni - se ne contano poco meno di 20 - non avevano lasciato il segno. La troviamo anche in un film di Alberto Sordi Mio Figlio Nerone, nei panni di Poppea. Dal 1962 affiancò alla carriera cinematografica quella di cantante, pubblicando singoli e album. Nel 1967 Serge Gainsbourg scrisse per lei Je t'aime... moi non plus in una notte, per esaudire il desiderio di BB che gli aveva chiesto “la più bella canzone d'amore” che lui potesse immaginare. Registrata nell'inverno del 1967, durante il loro breve amore, e trasmessa solamente una volta dalla radio causò un enorme scandalo. Gunter Sachs, allora marito di Brigitte, si infuriò e minacciò un'azione legale, e Bardot chiese a Gainsbourg di non pubblicare il brano. Un anno dopo la canzone venne nuovamente registrata da Gainsbourg con la sua nuova compagna, Jane Birkin, e divenne un successo planetario. Abbandonò il cinema a quarant'anni nel 1974, dopo aver girato più di cinquanta film e inciso diversi album. Nello stesso anno posò nuda sul numero di settembre dell'edizione italiana di Playboy. Fu generosa anche nell'amore. Il regista Roger Vadim fu il primo dei suoi quattro mariti. Il matrimonio naufragò dopo cinque anni, nel 1957, a causa di un flirt con Jean-Louis Trintignant, uno dei tanti della diva, che ebbe relazioni fugaci con Sacha Distel, Samy Frey, Serge Gainsbourg, Gigi Rizzi, Jimi Hendrix, solo per citarne alcuni. Il secondo matrimonio, con Jaques Charrier, durò dal 1959 al 1962 e la rese madre di Nicolas, il suo unico figlio, nato nel 1960. Nel 1966 sposò il terzo marito, il playboy tedesco Gunther Sachs, dal quale divorziò nel ’69. Nel 1992 sposò Bernard d'Ormale, esponente della destra francese, ma ci tenne a smentire la sua adesione al Fronte Nazionale. La ribellione ardeva nelle sue vene anche a 80 anni, quando aveva scritto all'allora presidente Hollande delle lettere aperte tramite un paio di quotidiani francesi in cui chiedeva di accettare le richieste per cui si impegnava da sempre: l’abolizione dei mattatoi per cavalli e la cancellazione della macellazione tradizionale, lanciando la sua sfida: “Se non le otterrò prima di morire dovrò dedurre che ho fallito la mia vita”. La sua ultima estate è stata crudele, come lo era stata la precedente. “È terribile! Ho il cuore spezzato. Il mio amico, il mio gemello, ‘Ma Brinque’, Christian Brincourt è morto” scriveva su X con il suo metodo personalissimo, ovvero postare l'immagine di un biglietto scritto a mano. Sempre a X aveva affidato i suoi pensieri alla scomparsa di Bebèl, Jean-Paul Belmondo, nel settembre 2021: “Mi manca e non ho più voglia di parlarne, i grandi dolori sono muti”. Su X però, il 28 settembre scorso, il suo ultimo post è di ringraziamento a chi le aveva fatto gli auguri di buon compleanno. Con la sua calligrafia rotonda e un fiore disegnato a mano.

Galium aparine

l Galium aparine, comunemente noto come “attaccamani” o “attaccaveste” per i suoi peli uncinati che si aggrappano facilmente a tessuti e peli animali, è una pianta erbacea annuale, appartenente alla famiglia delle Rubiaceae, che si può facilmente trovare in campi incolti e aree selvatiche. Nonostante la sua facilità di diffusione, questa erba nasconde proprietà straordinarie che la rendono preziosa in diversi contesti, soprattutto in quello della medicina popolare. Fin dai tempi antichi, infatti, Galium aparine è stato apprezzato per le sue molteplici funzioni: utilizzato sia a livello topico che ingerito, ha mostrato effetti positivi nella gestione di problemi della cute come ulcere e ferite, sfruttando la sua capacità di promuovere la guarigione e modulare l’infiammazione.[1] Quali sono i principi attivi del Galium aparine? Esaminiamo di seguito i componenti del Galium aparine e i conseguenti effetti derivanti dai suoi diversi utilizzi. I glicosidi sono noti per le loro proprietà diuretiche, supportando l’eliminazione delle tossine e favorendo un effetto depurativo su reni e fegato. I flavonoidi, potenti antiossidanti nella lotta contro i radicali liberi, migliorano la circolazione sanguigna e proteggono le membrane cellulari, contribuendo a mantenere la pelle giovane e a prevenire l’invecchiamento precoce.[2] I tannini, famosi per le loro capacità astringenti, contribuiscono a calmare l’infiammazione e accelerare il processo di guarigione delle lesioni cutanee, grazie alla loro azione protettiva e rigenerante. La vitamina C, un potente antiossidante che contribuisce a rafforzare il sistema immunitario, collabora a proteggere il corpo dalle infezioni e dai danni dei radicali liberi e aiuta anche nella produzione di collagene, indispensabile per la salute della pelle, dei vasi sanguigni, dei tendini e delle ossa. L’abbondante presenza di vitamina C nel Galium aparine ne fa un ottimo alleato per combattere stanchezza e affaticamento, migliorando l’assorbimento del ferro e sostenendo la funzione cognitiva e il benessere generale.[3] Quali sono proprietà e benefici del Galium aparine Dai componenti appena visti emerge un panorama di proprietà che trasformano il Galium aparine in un vero e proprio elisir per la salute.
Antispasmodica Il Galium aparine è molto apprezzato per la sua capacità di alleviare spasmi muscolari e crampi. La sua proprietà antispasmodica lo rende infatti particolarmente utile nel trattamento di disturbi gastrointestinali come il colon irritabile, dove agisce rilassando la muscolatura liscia dell’intestino, riducendo così dolori e discomfort. La sua azione antispasmodica è efficace anche per alleviare i dolori mestruali e altri spasmi muscolari involontari. Diuretica Una delle proprietà più conosciute del Galium aparine è il suo utilizzo come diuretico naturale: favorisce l’eliminazione dei liquidi corporei, contribuendo a ridurre la ritenzione idrica. Questo effetto supporta anche la funzione renale, facilitando l’eliminazione di tossine e migliorando la salute delle vie urinarie. Il Galium aparine è un alleato prezioso delle diete detossificanti, dato che aiuta a purificare il corpo e a mantenere un equilibrio idrico ottimale. Astringente Grazie alla presenza dei tannini, composti che (come abbiamo visto prima) hanno la capacità astringente permettendo di modulare infiammazioni e sanguinamento, il Galium aparine viene spesso utilizzato nel trattamento di piccole ferite, abrasioni e condizioni cutanee come eczemi e dermatiti, dove l’effetto astringente può aiutare a calmare l’irritazione e accelerare il processo di guarigione. Vulneraria Il Galium aparine è noto anche per le sue eccellenti proprietà vulnerarie, cioè la capacità di aiutare la guarigione di ferite e ulcere. Collabora infatti nella rigenerazione del tessuto danneggiato e contribuisce a ridurre il tempo di guarigione di tagli, abrasioni e ulcere cutanee. Questo effetto è particolarmente apprezzato nella cura di lesioni, dove aiuta a promuovere la formazione di nuovo tessuto sano e a prevenire infezioni. Antiflogistica Il Galium aparine possiede proprietà antinfiammatorie: agisce riducendo l’infiammazione e il rossore in vari disturbi, sia interni che esterni; è efficace nel trattamento di condizioni infiammatorie come artrite, reumatismi e disturbi della pelle. L’applicazione topica di infusi o pomate a base di questa erba può infatti contribuire a ridurre il dolore e l’infiammazione, migliorando la mobilità e la qualità della vita. La sua azione è anche utile in caso di infiammazioni delle vie urinarie e per alleviare i sintomi di condizioni come la cistite.[4] Come si può utilizzare il Galium aparine? Questa erba non è solo utilizzata nella medicina popolare, ma è un alleato prezioso che può essere integrato facilmente nella routine quotidiana attraverso diverse preparazioni e applicazioni. Tisane e decotti: una delle modalità più comuni per utilizzare il Galium aparine è sotto forma di tisana o decotto. Per preparare una tisana, è preferibile utilizzare le parti fresche della pianta da aggiungere a una tazza d’acqua bollente, lasciando in infusione per 10-15 minuti. Questo infuso può essere bevuto due o tre volte al giorno per promuovere la diuresi, supportare la detossificazione e alleviare i disturbi cutanei. Il decotto, invece, è indicato per un estratto più concentrato: si fa bollire l’erba in acqua per circa 10 minuti, lasciandola poi riposare; questo metodo è particolarmente utile per un impiego esterno, per lenire la pelle irritata o infiammata. Succhi freschi: il succo fresco del Galium aparine è un eccellente metodo per assorbire direttamente i componenti della pianta e si può ottenere centrifugando le parti verdi fresche. Questo succo può essere diluito con acqua e bevuto per contribuire a purificare l’organismo e stimolare il sistema linfatico, o applicato direttamente sulla pelle per migliorarne l’aspetto e curare problemi come eczemi o acne. Pomate e creme: per un uso topico, il Galium aparine può essere trasformato in una pomata mescolando il decotto o il succo fresco con una base neutra, come vaselina o burro di karité; ideale per trattare irritazioni cutanee, favorire la guarigione di ferite e ulcere e fornire sollievo in caso di scottature o abrasioni. Integratori: il Galium aparine è disponibile anche in forma di integratori. Questi prodotti sono pratici per chi preferisce un approccio dosato nel consumo dell’erba, garantendo un apporto quotidiano dei suoi componenti senza necessità di preparazione.[5] Viene utilizzato nella Medicina di bioregolazione dei Sistemi. Il Galium aparine può originare effetti indesiderati o ha controindicazioni? Sebbene il Galium aparine sia generalmente considerato sicuro per la maggior parte degli adulti quando utilizzato in quantità moderate, alcune persone possono sperimentare effetti indesiderati, in particolare se la pianta viene utilizzata in dosi elevate o per periodi prolungati. Tra gli effetti indesiderati più comuni, troviamo reazioni cutanee dovute ai peli uncinati che ricoprono la pianta: il contatto diretto con il Galium aparine fresco può causare irritazioni, prurito o dermatiti, soprattutto in chi ha la pelle sensibile. Per questo motivo, è raccomandato l’uso di guanti durante la raccolta e si suggerisce anche di testare la reazione della pelle prima di applicare decotti o succhi su aree sensibili.
Inoltre, ingerire grandi quantità di Galium aparine, specialmente se non si è abituati, può fare insorgere disturbi gastrointestinali quali nausea, vomito, diarrea o crampi addominali; è prudente iniziare con dosi ridotte e aumentare gradualmente per valutare la propria tolleranza. Alcune persone, poi, possono sviluppare reazioni allergiche al Galium aparine, con sintomi che includono eruzioni cutanee, difficoltà respiratorie o gonfiore delle labbra, lingua o gola, soprattutto se si hanno allergie note ad altre piante della famiglia delle Rubiaceae; in questi casi, si consiglia di procedere con estrema cautela. Al momento, non ci sono studi sufficienti che garantiscano la sicurezza dell’uso di questa pianta durante la gravidanza e l’allattamento, quindi è meglio evitarne l’uso in questi periodi.[6] Ciononostante, consigliamo sempre di rivolgersi al proprio medico prima di integrare nuovi rimedi naturali nella propria routine, specialmente se si hanno condizioni mediche preesistenti o si utilizzano altri trattamenti farmacologici. Un uso informato e consapevole del Galium aparine può aiutare a massimizzare i suoi benefici minimizzando i possibili rischi associati.

XTB

Sunday, January 11, 2026

Film della serata : "Amours célèbres 1961" con Brigitte Bardot e Alain Delon

Restauration photos & vidéos lesvieillesbobines.com Feuilletant un fantaisiste livre d'histoire, le réalisateur nous propose quatre sketches rapportant les amours célèbres du passé. A tout seigneur, tout honneur : le premier sketch évoque les amours de Louis XIV et de Madame de Monaco : le Roi Soleil ayant donné un rendez-vous galant à la jeune Madame de Monaco, fut contraint de passer la nuit solitaire, le duc de Lauzun l'ayant enfermé à double tour dans la chambre où devait le rejoindre la belle. Caché dans un coin du palier, le duc savoura sa plaisanterie, assistant aux efforts désespérés dé la belle infidèle - Madame de Monaco était sa maîtresse - incapable d'ouvrir la porte close. Au XIXe siècle, sous Jules Ferry, l'amour, interdit en ménage, l'était, nous dit-on, tout autant ailleurs. C'est ainsi que Jenny de Lacour aimant passionnément l'élégant comte de La Roche préféra le faire vitrioler et le garder aveugle plutôt que de le voir épouser une riche et noble héritière. Une enquête préfectorale habilement menée par le commissaire Massot révèle les desseins criminels de Jenny et la fait condamner à mort. En Bavière, au 15e siècle, le duc Albert de WITTELSBACH fils unique du Duc Ernest et héritier du trône, est amoureux de la ravissante Agnès, fille du barbier-chirurgien Gaspard BERNAUER. Il en oublie totalement la fiancée qui lui a été imposée et épousée secrètement Agnès, malgré le duc qui s'oppose à cette union... Soutenu par le peuple Albert va jusqu'à prendre les armes contre son père. Celui-ci fait enlever Agnès. Condamnée à mort pour sorcellerie, la jeune femme est jetée dans le Loch, une pierre au cou. Au moment de l'exécution survient Albert qui se jette à l'eau pour la sauver. Mais le courant les emporte tous les deux. La dernière image les montres en train de s'embrasser alors qu'ils meurent en même temps. Le dernier sketch évoque la rivalité de deux artistes de la Comédie française : Mademoiselle Raucourt et Mademoiselle Duchesne, courtisées l'une et l'autre par le peu courageux baron de Ronchère.